Emissione di Pm10
(Bruxelles) La Commissione europea “esorta l’Italia ad adottare azioni appropriate contro l’emissione di Pm10 al fine di garantire una buona qualità dell’aria e salvaguardare la salute pubblica”, dal momento che “tale Paese non è ancora riuscito a risolvere il problema dei livelli persistentemente elevati di polveri sottili”. L’esecutivo richiama il governo di Roma sull’inquinamento causato dal consumo di energia in relazione al riscaldamento, ai trasporti, all’industria e all’agricoltura. “Ogni anno l’inquinamento da polveri sottili provoca nel Paese più di 66mila morti premature, rendendo l’Italia lo Stato membro più colpito in termini di mortalità connessa al particolato, secondo le stime dell’Agenzia europea dell’ambiente”. Si tratta, da parte del collegio dei commissari, “di un ultimo avvertimento riguardante 30 zone di qualità dell’aria in tutto il territorio italiano in cui dal 1° gennaio 2005, data dell’entrata in vigore dei valori limite giornalieri di polveri sottili in sospensione (Pm10), si sono registrati dei superamenti”. Una precedente sentenza della Corte di giustizia aveva già ritenuto l’Italia responsabile della violazione della legislazione Ue pertinente.
Le 30 zone interessate sono situate nelle seguenti regioni: Lombardia, Veneto, Piemonte, Toscana, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Umbria, Campania, Marche, Molise, Puglia, Lazio e Sicilia. Tra le aree più colpite dal problema: Venezia-Treviso, Vicenza, Milano, Brescia, Torino e Valle del Sacco (Lazio). A questo punto l’Italia deve prendere provvedimenti. La decisione odierna fa seguito, infatti, a un’ulteriore lettera di costituzione in mora inviata all’Italia nel giugno 2016. Se l’Italia non si attiverà entro due mesi, la Commissione potrà deferire il caso alla Corte di giustizia dell’Ue.