Dialogo
La terza giornata di lavori del 61° Convegno missionario nazionale della Pontificia Unione Missionaria, in corso a Monreale, si è aperta con una tavola rotonda ecumenica a cui ha partecipato anche il rappresentante della Chiesa russa ortodossa a Palermo, padre Andrej Perfenchyk. La mattinata ha fatto seguito all’intenso momento di preghiera ecumenica, con i rappresentanti di alcune delle altre Chiese cristiane, che gli oltre 150 seminaristi hanno vissuto ieri sera, nella cattedrale di Monreale. “Sono rimasto sbalordito dalla presenza di tutti questi giovani seminaristi”, ha detto il sacerdote ortodosso. “Purtroppo a Palermo abbiamo solo 150 cittadini di etnia russa, mentre a Catania sono 500. Ma alle celebrazioni della Chiesa russo-ortodossa – ha proseguito padre Perfenchyk – prendono parte molti serbi, bulgari, georgiani ed eritrei. Io vi ringrazio davvero per quello che fate e per la vostra gioia”. Alla tavola rotonda ha preso la parola anche il pastore Mauro Adragna, della Chiesa evangelica della riconciliazione: “Collaboriamo nella pratica – ha esortato – affinché questa unità diventi visibile, e non sia qualcosa di impalpabile. Se continuiamo a trincerarci dietro pregiudizi e paure ci troviamo anche degli alibi dottrinali. E allora sarà la fine”. Il pastore Adragna ha fatto riferimento alla necessità di essere uniti tra cristiani per superare assieme tutte le minacce, mettendo da parte la tendenza a chiudersi nelle proprie barricate identitarie. “Si paga un prezzo per l’unita – ha spiegato – le persone preferiscono l’identità. Se siamo uniti nella morte come possiamo non esserlo nella vita?”. Gli ha fatto eco padre Perfenchyk: “sSono finiti i temi della divisione e della diffidenza; era l’epoca del passato, parliamo di 300 anni fa. Oggi tutto il mondo è connesso e anche noi siamo più uniti ed essere separati è qualcosa di anacronistico”.