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Veglia Gmg 2017: testimonianza di suor Marialisa, “sono contenta di essere una donna consacrata di questo tempo”

“Sono contenta di essere una donna consacrata di questo tempo”. Lo ha affermato questo pomeriggio suor Marilisa, una trentenne francescana alcantarina, aprendo la sua testimonianza nel corso della Veglia di preghiera con Papa Francesco nella Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma, in preparazione alla XXXII Giornata mondiale della gioventù che si celebra domani a livello diocesano. “Mai avrei pensato di diventare suora, di indossare un abito per tutta la vita”, ha raccontato suor Marialisa, anche perché “dopo la cresima ho scelto di non andare più in chiesa” e “quelli che frequentavano la chiesa mi sembravano persone noiose, statiche, prive di interessi. Io cercavo qualcosa di diverso e lo cercavo ovunque”. Ripercorrendo la sua vita, suor Marialisa ha ricordato che, dopo un’esperienza in parrocchia, “ho sentito che davvero c’era un Dio che mi amava per quella che ero, così com’ero” e “ho capito che la vocazione non è altro che una chiamata ad amare in modo radicale”. “Senza dei punti di riferimento e delle relazioni dove sperimentarlo non l’avrei mai capito”, ha aggiunto, e rammentando la missione in diocesi con frati e suore ha raccontato che “ho chiesto al Signore di poter essere felice anch’io come loro, per la prima volta gli ho detto che non volevo morire nuova di zecca, ma consumata per qualcosa di grande”. “A farmi arrendere ci ha pensato un’esperienza vissuta in Albania con le mie suore”, ammette. Poi la decisione di entrare in convento ad Assisi e la professione nel 2013. “Chiedo che anche il mio grembo che agli occhi del mondo è sterile, possa in Lui essere spazio per una generatività più feconda, che non è contro natura, ma è oltre nell’Infinito di Dio”, ha concluso.