Documento
Il primo passo verso l’accoglienza, suggeriscono i presuli liguri, nel documento “Migranti, segno di Dio che parla alla Chiesa”, è cercare di comprendere “le ragioni che spingono enormi masse di persone ad abbandonare il proprio Paese, dalla mancanza di prospettive al degrado ambientale e al terrorismo, dalle guerre alla violazione dei diritti umani. I vescovi denunciano “il ‘peccato di smemoratezza’. Nel modo con cui il fenomeno delle migrazioni forzate viene affrontato, è contemporaneamente cancellata la storia: spesso non si riconosce il minimo coinvolgimento nelle cause storiche (economiche, politiche, ambientali, sociali, ecc. …) che sono alla base dell’attuale fenomeno delle migrazioni”. La denuncia prosegue ricordando altri mali che affliggono il Sud del mondo: l’accaparramento delle terre e delle materie prime, il meccanismo del debito, “la persistente vergogna del commercio delle armi, mercato florido per il Nord del mondo, tragedia per i popoli del Sud del mondo”, la tratta delle persone in fuga.
Di fronte a questi drammi, “grande è il valore dell’enorme ed encomiabile opera di soccorso verso quanti attraversano il mare su precarie imbarcazioni: tutta l’opera di accoglienza fino ad ora dispiegata da organismi pubblici (sostenuti dal Governo italiano), da associazioni e da organismi ecclesiali merita un forte riconoscimento e un convinto sostegno. Davvero significativa è l’opera di accoglienza dispiegata dalla Chiesa cattolica soprattutto attraverso Caritas e Migrantes a livello nazionale e diocesano, unitamente all’impegno di altre Chiese cristiane. È necessario continuare in questa direzione, ma occorre anche cercare di andare oltre”, avvertono i vescovi liguri, che chiedono di “ripensare a fondo la legislazione europea e italiana sull’accoglienza dei richiedenti asilo perché abbia come reale obiettivo quello dell’integrazione”. Facendo poi un parallelismo con la situazione dei giovani italiani scrivono: “Mettere in campo una seria politica economica e sociale permetterà di risolvere i problemi sia dei profughi sia dei nostri giovani. Le contrapposizioni che oggi si stanno fomentando avvieranno solamente una guerra tra poveri che non andrà a vantaggio di nessuno”.