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Migranti: vescovi liguri, “provare compassione come Gesù buon samaritano”

“La nostra fede ci chiede un coinvolgimento profondo secondo lo spirito evangelico del ‘provare compassione’ come Gesù buon samaritano”: lo scrivono i vescovi liguri nel documento “Migranti, segno di Dio che parla alla Chiesa”. “Nello specifico si tratta di comprendere che la migrazione coinvolge la vita di tutti, ci ‘tocca’ tutti in eguale maniera, riguarda l’uomo al di là della provenienza, della religione, della condizione sociale, delle convinzioni politiche”. L’obiettivo non è “solo risolvere il problema contingente dell’accoglienza ma è la costruzione di una società più giusta e accogliente”. Non solo: “Si tratta di saper cogliere dentro il fenomeno delle migrazioni segni di realtà divine, vale a dire il dispiegarsi nella storia del disegno di Dio sull’umanità, del quale la realtà che viviamo è il momento attuale, nell’attesa del ritorno del Signore”. Per i presuli, “il fenomeno delle migrazioni sollecita le nostre diocesi a un profondo ripensamento delle modalità con cui offriamo la proposta evangelica”, domandando “un rinnovamento del linguaggio e della prassi dell’evangelizzazione a cui, come Chiesa, non possiamo sottrarci”. Il primo passo da cui partire è “quello di un profondo cambio di prospettiva: fino ad ora la missio ad gentes ha prevalentemente favorito l’atteggiamento di chi è chiamato a portare ad altri il Vangelo, la cultura, gli aiuti. Ora il mondo, le culture, le religioni interpellano le nostre chiese”. Occorre anzitutto “ascoltare: i profughi sono portatori di culture altre, di stili di vita differenti, di sensibilità alternative alle nostre e, quando cristiani, di un patrimonio di esperienza di fede e vita ecclesiale da cui abbiamo molto da imparare, soprattutto in un contesto così secolarizzato come il nostro”.