Convegno nazionale
Il testo della Disposizioni anticipate di trattamento (Dat) approvato a Montecitorio “richiede alcuni aggiustamenti in Senato”. Ne è convinto Alberto Gambino, presidente nazionale di Scienza & Vita, che questo pomeriggio ha inaugurato a Roma il XV convegno nazionale e il XVII incontro delle associazioni locali sul tema “Rosso come l’amore. Accanto alla persona malata tra scienza, dedizione e normalità” che si è aperto questo pomeriggio a Roma (fino a domani). Nel ddl Gambino ravvisa “una luce” e “tre ombre”. La prima è costituita dall’abbandono “del meccanismo rigido delle Dat”, non più “totalmente vincolanti”. Ma se il medico recupera, “almeno in parte, il suo ruolo e la sua autonomia di giudizio in scienza e coscienza”, lo stesso medico “deve astenersi da ogni ostinazione irragionevole nella somministrazione delle cure” nel caso di paziente con “prognosi infausta a breve termine”. Oltre alla “ampia discrezionalità interpretativa” del termine “ostinazione”, per Gambino, l’obbligo di astensione per il medico “può essere l’anticamera dell’abbandono terapeutico, cui incideranno anche il timore delle conseguenti responsabilità del sanitario”. Il testo, inoltre, non prevede il diritto di obiezione di coscienza del medico perché, chiarisce il presidente di Scienza & Vita, l’assenza di “obbligo professionale” di fronte a richieste di trattamenti sanitari contrari a legge, deontologia e buone pratiche “non è sinonimo di obiezione di coscienza”. Con l’attuale provvedimento, il medico sarà obbligato ad assecondare la richiesta di interruzione di presidio vitale ed anche di sedazione profonda: ma la combinazione di questi due interventi, avverte Gambino, “porterà inesorabilmente alla morte del paziente”.