Accoglienza
“Non saranno i controlli alle frontiere a fermare le persone in fuga, che sono state obbligate a spostarsi; né saranno sufficienti occasionali e sporadici corridoi umanitari non condivisi e costruiti dentro un sistema europeo. I volti dei migranti chiedono una comunità attenta ad ‘accogliere’, ‘tutelare’, ‘promuovere’, ‘integrare’”. Lo ha detto mons. Nunzio Galantino, segretario generale della Cei, intervenendo a “#PortidiTerra”, il festival dell’accoglienza promosso dalla Caritas di Benevento. “Ciò di cui siamo testimoni è una umanità in fuga a cui l’Europa non riesce a dare protezione”, ha rilevato Galantino, ricordando che “il diritto all’ingresso e alla libertà di circolazione nel proprio paese, come pure la libertà di lasciare il proprio paese e scegliere di fissare la residenza in uno Stato (anche diverso) è una componente fondamentale dello sviluppo della persona umana”. Ricordando che “il dovere dell’accoglienza” è “parte costitutiva della nostra civiltà cristiana”, il segretario generale ha osservato che “non di rado siamo spettatori di atteggiamenti ambivalenti da parte di chi da un lato rivendica le proprie radici cristiane e dall’altro criminalizza la ‘stranierità’”. Di fronte al “disorientamento nella società che a tratti si trasforma in rabbia”, Galantino ha suggerito che “dovremmo evitare di stigmatizzare le voci contro e invece ascoltare di più quest’onda diffusa di risentimento, di rabbia appunto, che a volte è anche una disperata richiesta di aiuto, di senso, di nuova coesione sociale”. “La sensazione, talvolta, è quella di subire i fenomeni piuttosto che governarli”, ha ammonito. “Il caso delle ong è paradigmatico”, ha aggiunto, osservando che ciò dovrebbe “essere considerata una operazione umanitaria, viene invece presentata come l’ennesimo business da condannare”. “Dobbiamo impegnarci a individuare soluzioni nuove – ha rilevato Galantino – per costruire territori, un Paese, un’Europa giusta, accogliente e sostenibile, per poterla consegnare alle generazioni future”.