Convegno Scienza & Vita

Neonati terminali: Locatelli (S.Orsola Bologna), “comfort care” per accompagnarli insieme ai genitori alleviandone le sofferenze

“Esistono bambini che nascono con diagnosi prenatale di incompatibilità con la vita”, ad esempio anencefalici; “anche questi possono essere curati alleviandone la sofferenza. Anche se la loro vita sarà breve, perché ogni paziente ha un valore incommensurabile”. A descrivere il percorso della “Comfort care” elaborato da una ricercatrice Usa, è Chiara Locatelli, neonatologo Policlinico S. Orsola – Malpighi, Bologna. Nel suo intervento,questa sera a Roma, ad una tavola rotonda nell’ambito del convegno di Scienza & Vita, Locatelli osserva che in questi neonati con prognosi terminale il ricovero in terapia intensiva “non porta benefici e provoca maggiore sofferenza e distanza dai genitori”, mentre uno studio americano su alcuni di loro, ricoverati a due giorni in un reparto di comfort care, rivela che sono sopravvissuti più a lungo rispetto alle aspettative di vita iniziali. “Comfort” deriva da “cum fortis”, ossia che “dà più forza” e si traduce in “soddisfazione dei bisogni: accoglienza, temperatura (Kangaroo care), nutrizione/idratazione, valutazione e trattamento del dolore”. Punto chiave, precisa Locatelli, “è la cura personalizzata dopo la conferma della diagnosi alla nascita”; non è “un perdere la speranza, ma un cambio di goal nel trattamento del paziente che comprende anche la presa in carico dei genitori”. “Non è un percorso semplice. Importanti – conclude – il counseling prenatale e il sostegno ai genitori anche nell’elaborazione del lutto”.