Visita pastorale
Invece che “riscatto sociale”, “ricatto sociale”. A volte, il lavoro è così. Lo ha spiegato il Papa, nell’incontro domande-risposte con i lavoratori dell’Ilva. Francesco ha raccontato l’episodio di “una ragazza colta, parlava alcune lingue” che durante un colloquio di lavoro si è sentita proporre un’assunzione con un orario di lavoro giornaliero di undici ore e una paga di ottocento euro al mese. Alla sua obiezione per il salario così basso rispetto all’orario di lavoro, “lo speculatore – non era un imprenditore – le ha detto: signorina, guardi indietro la coda, se non gli piace se ne vada”. “Questo non è riscatto, è ricatto!”, ha esclamato il Papa, che ha poi menzionato il caso frequente di lavoratori licenziati a giugno e riassunti a settembre: “E così si gioca. E’ lavoro in nero”. “Attorno al lavoro si edifica l’intero patto sociale, perché quando non si lavora – o si lavora male, poco o troppo – è la democrazia che entra in crisi, è in crisi tutto il patto sociale”, la tesi di Francesco: “E’ anche questo il senso dell’articolo primo della Costituzione italiana, che è molto bello: l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro. Possiamo dire che togliere il lavoro alla gente, sfruttare la gente con lavoro nero o malpagato, è anticostituzionale”.