San Gennaro

Lavoro: card. Sepe, “la Chiesa di Napoli non lascerà mai soli i suoi giovani”

“Quante famiglie senza reddito e senza pane. Quanti figli di mamma alla ricerca di un domani. Quanti giovani in attesa di un lavoro. È questo un vero dramma”. Lo ha denunciato, sabato 6 maggio, il card. Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli, nell’omelia della Messa che ha seguito la processione del busto di San Gennaro e delle ampolle contenenti il suo sangue dalla cattedrale alla basilica di Santa Chiara. Alle 20,04 si è ripetuto il prodigio della liquefazione del sangue. Per il porporato, “la questione giovanile costituisce la grande sfida di questo nostro tempo”. Ed è “delitto grave lasciare che si inaridisca una intera generazione di giovani senza lavoro o consentire che offerte di lavoro e proposte di arruolamento vengano dalla malavita”. Ancora “è delitto altrettanto grave farli studiare, farli specializzare, farli dottori di ricerca se poi non si offre loro sbocchi occupazionali e professionali e li si tiene in parcheggio, inoperosi”.
“Non dobbiamo poi sorprenderci se si disgregano le famiglie, se si riducono o falliscono i matrimoni, se c’è la denatalità e se si va delineando una società stanca e invecchiata. Non dobbiamo allora meravigliarci e provare timore – il grido d’allarme – se nascono le baby gang e i baby boss, se le bande criminali si lottano e si distruggono nel tentativo di controllare il territorio e conquistarlo alla droga e al malaffare, portando nelle famiglie impoverimento e morte”. Su tale grave realtà, “abbiamo avuto modo di riflettere e di dialogare tra noi Chiesa, confrontandoci con le istituzioni e le forze sociali e abbiamo detto che qualcosa si può, anzi si deve fare per i giovani”.
Certamente, ha ammesso Sepe, “non abbiamo competenze o formule risolutive strutturali, ma abbiamo pensato che possiamo mettere a disposizione quello che abbiamo, ossia il nostro patrimonio culturale ed anche i nostri terreni, per affidarli ai giovani riuniti in cooperative, ai quali però le istituzioni preposte debbono assicurare guida e sostegno”. Dunque, “il percorso è stato avviato e i progetti sono in itinere e, per quanto riguarda la Campania, quanto prima si dovrebbe passare alla fase operativa”.
Poi il monito: “Non permettiamo che la vita della nostra gioventù venga profanata, rubata e infine tolta. Famiglie, scuola, soggetti educativi e istituzionali: tutti devono sentirsi impegnati e responsabili di fronte a questa intollerabile piaga che deturpa, più di ogni altra, il volto e l’anima delle persone e della città”. “La prima a non chiamarsi fuori – ha assicurato il cardinale – è però la Chiesa di Napoli, che non lascerà mai soli i suoi giovani e non si stancherà mai di alzare la voce in loro nome e a loro difesa”, stendendo “una reale e concreta ‘rete di incoraggiamento e di aiuto’ a salvaguardia della loro dignità”.