Focsiv
“Per i tossicodipendenti che commettono reati il carcere deve essere l’extrema ratio perché non compatibile con la loro condizione. Prima occorre garantire loro la possibilità di accedere a percorsi alternativi che assicurino la cura e il reinserimento sociale”. Lo ha detto don Francesco Soddu, direttore della Caritas italiana, al seminario “Educazione penale, carcere e dipendenze”, promosso oggi a Roma da Focsiv. Per quanto riguarda la giustizia minorile, il direttore della Caritas ha detto: “Il ricorso alle misure alternative ha dato incoraggianti risultati, la giustizia minorile dovrebbe essere l’esempio da seguire anche per la prassi dell’esecuzione penale per gli adulti”. Nel suo saluto iniziale, Soddu ha inoltre citato l’esperienza del progetto “Liberare la pena” che la Caritas ha attivato da circa un anno insieme all’Ispettorato generale dei cappellani delle carceri. “La proposta – ha spiegato – prevede oltre ad azioni di sensibilizzazione di tutta la comunità, la realizzazione di attività atte a modificare la situazione di quanti sono reclusi o scontano la restrizione della propria libertà attraverso misure alternative, cautelari, di sicurezza e sanzioni di comunità. Non è difficile immaginare possibili intrecci per i due percorsi, moltiplicando luoghi di comunione, confronto e lavoro sinergico anche a livello locale”. Il direttore della Caritas ha infine ricordato il messaggio che Papa Francesco ha inviato per la prima Giornata mondiale dei poveri in cui il Pontefice invocava una “conversione culturale” affinché la pena non sia la fine della vita ma che i detenuti possano “aspirare ad un avvenire”.