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Pastorale: don Mastantuono (Pul), “la stessa Chiesa è una periferia che dev’essere guarita”

(Torino) – “Per Papa Francesco la stessa Chiesa è una periferia che dev’essere guarita. Nell’Evangelii Gaudium, quando parla delle tentazioni degli operatori pastorali, non fa altro che disegnare una Chiesa segnata da accidia e mondanità pastorale e dalla ricerca di un privilegio”. Lo ha affermato don Antonio Mastantuono, docente di Teologia pastorale alla Pontificia Università Lateranense (Pul) e vicedirettore della rivista “Orientamenti Pastorali”, nella sua introduzione alla 67ª Settimana nazionale di aggiornamento pastorale, promossa dal Cop (Centro orientamento pastorale), apertasi nel pomeriggio a Pianezza (To) sul tema “Ri-partire dalle periferie”. Per don Mastantuono, “ripartire dalle periferie significa ripartire da un cammino di conversione missionaria che riguarda le comunità stesse, altrimenti non saranno in grado di andare verso le periferie perché non saranno in grado di superare la chiusura in se stesse e l’accontentarsi del ‘si è sempre fatto così’”. Parlando della “periferia” nel linguaggio di Papa Francesco, Mastantuono ha individuato in Evangelii Gaudium nove significati per la parola “periferia” che – ha spiegato – “viene applicata alla realtà missionaria della Chiesa e alla comunicazione del Vangelo, all’esclusione generata da un sistema economico ingiusto che fa imperare la cultura dello scarto, a luoghi geografici e ambienti che si sono impoveriti”. Per Papa Francesco, “il senso di periferia si allarga a tutto ciò che genera un allontanamento materiale, intellettuale e spirituale da Cristo. Il termine viene infatti per denominare spazi o ambienti esistenziali che sono lontani fisicamente (centro-periferia), economicamente (poveri nella periferia) o spiritualmente (allontanamento da Cristo)”. “Andare nelle periferie non significa ridurre alla sola dimensione caritativa il vivere cristiano”, ha aggiunto, ma “chiede un linguaggio nuovo, una modifica nelle strutture stesse della Chiesa”. Per Mastantuono, “nella Chiesa sta crescendo la consapevolezza della necessità di un cambiamento”, ma “non sono ancora chiari i processi da mettere in atto perché sia veramente una Chiesa in uscita”. “Questa Settimana – ha concluso – vorrebbe far nascere quell’inquietudine che coinvolge gli operatori pastorali e che spinge ad interrogarsi in profondità e ad avviare processi verso le periferie che comportano un cambiamento radicale”.