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Alla luce della “nuova ondata di violenza che dilaga nel Paese” i vescovi della Repubblica centrafricana hanno pubblicato il 23 giugno un messaggio – giunto oggi al Sir – “alle donne e agli uomini di buona volontà”, in cui affrontano il tema della “violenza che si propaga”, “come l’effetto di un incendio che si diffonde”. In tutto il Paese si piangono morti: “Innocenti e indifesi, soldati della Minusca uccisi nell’esercizio della loro Missione, membri dei gruppi armati, sono tutti nostre sorelle e nostri fratelli”, scrivono i vescovi dopo che nelle ultime settimane i morti sono stati oltre cento in una guerra civile che dal 2013 vede contrapposti gruppi di ribelli. Anche Caino e Abele erano “nati da una stessa famiglia e cresciuti insieme, esposti ed educati agli stessi valori familiari”, scrivono i vescovi; eppure tutto ciò “non li ha risparmiati dalla violenza”. Così in Centrafrica e la domanda è: “Abbiamo ancora vie di uscita dalla violenza? Come possiamo curare il cuore orientato verso il male? Come assumerci le nostre responsabilità di fronte ai crimini e alle distruzioni? Come costruire insieme una società in cui nessuno soffra per colpa dell’altro?”. Secondo i vescovi, “le urla del sangue versato delle nostre sorelle e dei nostri fratelli salgono verso Dio” e da lui arriva l’invito a cambiare “sguardo e comportamento e alla responsabilità nei confronti delle nostre azioni” perché “accoglienza e la collaborazione sono la strada maestra per un vero dialogo e per una riconciliazione sincera”.