Arte
“Forse, abbiamo bisogno di chiedere con più convinzione e insistenza alle donne di affiancarci con i loro occhi lungimiranti, di offrirci il loro grembo generatore di vita nuova. Ci donino instancabilmente lampi di luce in grado di orientare il cammino, un passo dopo l’altro, come se dovessero sostenere l’andatura incerta, quasi sillabata, di chi sta imparando a camminare, di seguire con gli occhi della tenerezza e della cura un progetto già tracciato ma non ancora del tutto realizzato. Cerchiamo dalle donne uno sguardo che ci spinga oltre le oscurità e le paure, soprattutto ci sproni a vincere il timore di perdere potere”. Così mons. Dario Edoardo Viganò, prefetto della Segreteria per la Comunicazione (SpC) della Santa Sede, intervenendo oggi pomeriggio alla conferenza “Lo sguardo femminile sulla realtà. Uno sguardo di speranza” nell’ambito del Siloe Film Festival dedicato quest’anno al tema “Donna, alla ricerca”. Nella sua relazione, anticipata al Sir, mons. Viganò ricorda che “figure come Etty Hillesum ed Edith Stein, Teresa Benedetta della Croce, continuano a seminare speranza, a diffondere fiducia che sulla terra, su questa terra, si può ancora vivere, amare, incontrarsi e ammirare la bellezza e il volto dell’altro, anche del diverso e dello straniero”. Le donne, aggiunge, “ci ‘insegnano’ l’ospitalità necessaria, anche se a volte si mostra difficile, scomoda, provocatoria, quando non si presenta drammaticamente striata di sangue. Eppure un ‘io ospitale’ è l’appello che le donne rivolgono al mondo, continuano a ripeterlo, come un’invocazione alla vita e alla pace, all’accoglienza e alla riconciliazione, una sfida per le nostre coscienze assopite o colpevolmente anestetizzate”.