Bioetica
“La vicenda di Charlie Gard sta per concludersi, purtroppo col peggior esito per il piccolo bimbo di 11 mesi”. Lo ricorda in una nota odierna Scienza & Vita, che in questo frangente, desidera rinnovare anzitutto “la propria vicinanza sincera e affettuosa a Charlie, ai suoi genitori e alla loro intensa sofferenza, col massimo rispetto per il dramma umano e familiare che stanno vivendo”. “Contestualmente – prosegue Scienza & Vita – vogliamo riaffermare la nostra profonda convinzione circa il valore e la dignità del piccolo Charlie: una vita gravemente malata e inguaribile non perde mai il suo valore intrinseco, né il diritto ad essere sostenuta e protetta”. A tal proposito, evidenzia la nota, “ci preme rimarcare, ancora una volta, la sostanziale differenza che c’è tra due concetti distinti e connessi: ‘inguaribile’ e ‘incurabile’. Una situazione clinica ‘inguaribile’ non diventa mai, per ciò stesso, anche ‘incurabile’. All’opposto, laddove non vi sia più alcuna possibilità di offrire terapie, a maggior ragione deve aumentare l’impegno degli operatori sanitari nel ‘prendersi cura’ della persona malata. Tanto più se si tratta di un bimbo di pochi mesi che non può né esprimersi né comunicare”.
Ma, osserva Scienza & Vita, “questo supporto, che si sostanzia nella somministrazione delle opportune cure palliative, deve essere inteso in modo autentico, e non può certo essere ridotto al ricorso alla ‘sedazione terminale’ perché Charlie non si spenga tra le sofferenze, una volta sospesa la ventilazione meccanica. Pur nella rinuncia a qualsiasi inutile insistenza ‘terapeutica’ (che attualmente non potrebbe portare alcun beneficio a Charlie), dunque, riteniamo che affrettare la sua morte mediante la sospensione dei supporti vitali sia un atto errato, sotto il profilo sia etico sia deontologico”. “Sarebbe giusto, invece – si legge nella nota -, accompagnarlo fino alla sua morte naturale, curandone attentamente i sintomi che gli causano dolore o altri aggravi”. Più in generale, “la vicenda di Charlie richiama tutti noi al principio etico secondo cui l’eventuale sospensione dei trattamenti per un paziente sia motivata esclusivamente dalla loro inefficacia ‘de facto’ o dai pesanti aggravi che essi causassero al paziente stesso”. Infine, Scienza & Vita ribadisce che “solo una convinta e consolidata alleanza di cura tra medici e genitori (trattandosi di un minore di pochi mesi) può assicurare il miglior percorso per il bene del paziente, il suo vero ‘miglior interesse'”.