Crisi
“Ericcson mi ha dato molto ed io ho dato la mia vita e tutte le mie energie all’azienda. Amo l’azienda per cui ho lavorato, amo il mio lavoro ma vorrei evidenziare che, come ha detto proprio il Santo Padre ai lavoratori all’Ilv, non c’è domenica felice se al lunedì non hai il lavoro”. Ad affermarlo è Stefano Ponte, “uno dei 61 lavoratori che hanno ricevuto l’avviso di licenziamento da parte di Ericcson”. Genovese, padre di 2 bambini di 8 e 5 anni, è separato ed ha 48 anni. Sabato 27 maggio ha partecipato, a Genova, alla Messa che si è svolta a Piazzale Kennedy e all’offertorio ha portato all’altare il pane e il vino, insieme ad un’altra lavoratrice, consegnandoli nelle mani di papa Francesco. “Il lavoro – ha aggiunto – è dignità perché la dignità non deriva dall’assegno di disoccupazione. L’essere umano, infatti, è spronato a vivere con il lavoro che è vita, aggregazione, condivisone, società e valori. E a me, papà separato, tutto questo manca da un giorno”. Nonostante tutto, ha proseguito: “Sono sereno perché ad Ericcson ho dato tutto me stesso”. Dalla sua vicenda personale ha però colto l’occasione per lanciare un appello “al mondo del lavoro in generale perché possa pensare anche all’essere umano in quanto tale, e non soltanto al profitto, perché solo una società in cui si muove l’economia può essere appetibile”. La sua voce è rivolta “a tutte le aziende ed a tutte le multinazionali: non guardare ai pochi punti di profitto che si possono avere nel bilancio ma guardare alle vite umane che vengono distrutte”. “Il profitto – ha concluso – non è tutto. Ciò che dovrebbe stare a cuore alle aziende dovrebbe essere i lavoratori che permettono di raggiungere il profitto”.