Riepilogo
Stati Uniti: revoca dell’Obamacare e transgender nell’esercito, brutte notizie per il presidente Trump
Il Senato americano ha bocciato il disegno di legge “al ribasso” (o “smilzo”), con il quale il presidente Donald Trump avrebbe voluto revocare almeno parzialmente la riforma sanitaria varata ai tempi del suo predecessore Obama. Con 48 voti democratici e 3 dei repubblicani (fra cui quello dell’autorevole McCain), i senatori hanno respinto il decreto: in questo modo viene affossato il tentativo di revocare e poi sostituire la riforma della sanità che allargava i benefici del sistema a un gran numero di cittadini meno abbienti. Trump ha subito tweettato: “Tre repubblicani e 48 democratici hanno deluso il popolo americano. Come ho detto fin dall’inizio, si lasci che l’Obamacare imploda, poi si intervenga”. La Camera dei rappresentanti, invece, ha votato a favore dei fondi per costruire il muro con il Messico nel 2018, che dovrebbe costare in totale 70 miliardi di dollari. Infine altro smacco per Trump: il Pentagono ignora i tre tweet con cui il presidente voleva stoppare la presenza dei militari transgender nelle forze armate. Il generale Joe Dunford, capo degli Stati maggiori congiunti, ha ordinato di ignorare la messa al bando dei transessuali in armi finché non arriverà un ordine formale al Pentagono e al ministro della Difesa.
Gerusalemme: alta tensione sulla Spianata delle moschee nel giorno di preghiera per i fedeli musulmani
Polizia di Gerusalemme in allerta oggi per le preghiere islamiche del venerdì nella Spianata delle moschee. Il governo ha mobilitato tremila agenti. L’accesso nella Spianata è vietato agli uomini di età inferiore ai 50 anni, mentre per le donne non sono previste limitazioni. Ieri si erano registrati incidenti nella Spianata e in alcuni angoli della città: i palestinesi hanno indetto per oggi una “Giornata di collera”, mentre in un ospedale di Ramallah (Cisgiordania) è morto il 26enne Mohammad Kanaan che era stato ferito alla testa lunedì durante scontri con la polizia israeliana.
Venezuela: vietata ogni manifestazione. Ma le opposizioni chiamano i cittadini in piazza per “la presa di Caracas”
Il governo venezuelano ha proibito da oggi e fino martedì prossimo ogni azione o manifestazione che possa perturbare le elezioni per l’Assemblea costituente, convocate per domenica. Lo ha annunciato il ministro degli Interni, Nestor Reverol, sottolineando che chiunque non rispetti quanto deciso potrebbe essere condannato a pene dai 5 ai 10 anni di carcere. Per la giornata di oggi è prevista una nuova manifestazione di piazza, promossa dalle opposizioni al governo Maduro, ribattezzata “La presa di Caracas”: l’obiettivo è la riforma costituzionale promossa dal chavismo, che viene respinta come antidemocratica. Ieri è morto un altro oppositore al regime: il bilancio delle persone uccise dall’inizio dell’ondata di protesta anti Maduro, nell’aprile scorso, sale a 103.
Roma: rubinetti chiusi per otto ore al giorno? Si studiano soluzioni per l’emergenza-siccità. Carabinieri alla sede Acea
Per la capitale si profila concretamente il rischio di rimanere senz’acqua, o almeno di sperimentare nei prossimi giorni un razionamento delle forniture. La carenza idrica, sottolineata anche dal provvedimento della Regione Lazio per il lago di Bracciano, vede avanzare l’ipotesi di una turnazione che coinvolgerebbe un milione e mezzo di romani per un arco temporale giornaliero di otto ore: dunque uno stop alternato in tre fasce orarie per le diverse aree della capitale. E mentre incombe la siccità, la sede dell’Acea (agenzia idroelettrica) è stata ispezionata ieri dai carabinieri del Nucleo operativo ecologico su mandato della procura di Civitavecchia, in cerca di documenti sulle cosiddette captazioni dal lago. Un avviso di garanzia per inquinamento ambientale è stato recapitato al presidente di Acea Ato 2 (Roma-Lazio centrale) Paolo Saccani. In questione ci sarebbero i presunti danni all’ecosistema derivanti dai prelievi compiuti dall’azienda per rifornire di acqua la capitale.
Spazio: Nespoli in partenza per la Stazione spaziale internazionale. Missione di sei mesi, 200 esperimenti scientifici
“Da bambino sono cresciuto guardando i razzi che partivano verso la Luna, e sono cresciuto con cartoni animati tipo The Jetsons, dove c’erano queste famiglie che vivevano fuori dal pianeta e che si muovevano con degli scooter jet”. Paolo Nespoli, astronauta italiano di 60 anni, ricorda l’infanzia in cui sognava lo spazio, dove oggi tornerà per la terza volta, per la durata di sei mesi. Nel 2007 Nespoli aveva partecipato per due settimane, con la missione Esperia, all’assemblaggio della Stazione spaziale internazionale (Iss), dove ha poi trascorso sei mesi a partire dal dicembre 2010. “Questa volta – ha dichiarato alla vigilia del lancio – cercherò anche di godermi le sensazioni che derivano dall’essere nello spazio, invece di focalizzarmi solamente sul fare del mio meglio per ottenere il miglior risultato”. L’equipaggio in partenza per l’Iss sarà chiamato ad effettuare 200 esperimenti scientifici, 13 dei quali nell’ambito della missione “Vita” dell’Agenzia spaziale italiana. Il lancio odierno avverrà alle 17 ora dell’Europa centrale.