Salvataggi in mare
“Noi stiamo con padre Zerai e con tutti coloro che si adoperano per sanare ingiustizie, salvare vite umane, costruire ponti e non barriere”. Lo dichiara oggi Francesca Chiavacci, presidente nazionale dell’Arci in merito alla notizia che la procura di Trapani, nell’ambito dell’inchiesta sulla ong Jungend Rettet, avrebbe messo sotto inchiesta anche padre Mussie Zerai, fondatore dell’agenzia Habeshia, prete eritreo diventato punto di riferimento soprattutto per i migranti che si spostano dal Corno d’Africa. “In tanti, quando si sono trovati in difficoltà durante una traversata, hanno composto il suo numero di telefono, certi che si sarebbe attivato immediatamente presso la Guardia costiera e le unità di salvataggio per far arrivare i soccorsi – ricorda Chiavacci -. E infatti migliaia di persone si sono salvate nel Mediterraneo grazie a lui”. L’Arci collabora con padre Zerai da molti anni e ne apprezza “la grande umanità e generosità”. “Insieme abbiamo anche contribuito a salvare vite in mare e lottato, sempre, per i diritti e la dignità dei migranti – afferma -, diritti che certamente non vengono rispettati nelle carceri libiche in cui l’Europa e il governo italiano vorrebbero rispedirli dopo averli intercettati nel Mediterraneo”.
“Proprio per il suo impegno nel salvare vite umane e per l’opera di controinformazione che conduce – sottolinea l’Arci -, padre Mussie si è fatto molti nemici, dal governo eritreo alle tante formazioni della destra nostrana che lo accusano di ‘favorire l’invasione’”. “Questa criminalizzazione di chi opera con principi umanitari, assumendosi responsabilità che toccherebbero a istituzioni che nel migliore dei casi sono latitanti – dichiara Chiavacci -, è diventata una vera e propria campagna di ‘distrazione’ di massa, che capovolge la realtà e l’ordine dei valori”.