Estate
Cercano risposte di senso e una declinazione della fede capace di parlare all’umano e di incrociarne drammi e sofferenze; trovano un’accoglienza incondizionata che non giudica e non chiede nulla. Un luogo in cui preghiera e silenzio diventano azione. Per questo le persone vanno nel monastero di Bose. E il Vangelo, afferma in un’intervista al Sir il priore Luciano Manicardi, è “scuola di umanità”, esigenza radicale “che intende raggiungere le profondità della persona – corpo, mente, spirito –, dunque la sua integralità”. Le persone che arrivano al monastero, racconta il priore, “normalmente sono molto colpite dalla qualità fraterna, sobria, dell’accoglienza, che sperimentano tanto nei modi dell’ospitalità (discrezione e attenzione alla persona, possibilità di colloqui personali e di incontri fraterni, quindi alloggio, vitto, paesaggio, cura delle case e degli ambienti) quanto nella liturgia”. Un’accoglienza incondizionata: “Senza chiedere, senza porre condizioni previe, senza nulla pretendere di sapere di loro, ma solo accogliendo ciò che di sé intendono comunicare. E, ovviamente, senza mai giudicare”. Vita comunitaria ma anche solitudine e silenzio, “necessari per un’igiene dell’anima, un’ecologia dello spirito, per nutrire una relazione feconda con se stessi. E per ritrovare i tratti essenziali della relazione con gli altri”. E oggi, osserva Manicardi, arriva anche chi ha perso il lavoro o vive in povertà economica o di relazioni e “ci sollecita a sviluppare l’arte dell’ascolto e della compassione, cioè del porsi di fronte all’altro sentendone l’unicità e cogliendone la radicale preziosità e precarietà”.