Comunione e Liberazione
(dall’inviato a Rimini) – “Oggi il dialogo non è più un’opzione ma una necessità per vivere in pace nelle nostre società pluralistiche”. Lo ha affermato oggi pomeriggio mons. Silvano Maria Tomasi, nunzio apostolico e membro del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale, nel corso dell’incontro “Un dialogo da riguadagnare” svoltosi al Meeting di Rimini. “Dobbiamo affrontare il pluralismo di oggi nelle nostre società con una strategia nuova che non è la guerra o il conflitto ma il dialogo”, ha spiegato l’arcivescovo. Tomasi ha ripercorso gli ultimi 60 anni della storia della Chiesa per spiegare “il metodo del dialogo” di Paolo VI e come Giovanni Paolo II e Benedetto XVI abbiano più volte “messo l’accesso sulla necessità del dialogo come strategia non politica ma umana che apre il cuore all’incontro con l’altro”. Infine, Papa Francesco “nell’Evangelii gaudium parla di tre aree del dialogo: quello con gli Stati, con la società e quello con i non cristiani e non credenti”. Rifacendosi alla sua esperienza Tomasi ha parlato di diverse forme di dialogo: da quello “della strada” a quello “della cultura”, da quello inter-etnico a quello interreligioso. “Perché il dialogo riesce ad avere un certo appeal, un’attrazione nel cuore delle persone?”, ha chiesto. “A me sembra che nel cuore delle persone c’è una spinta verso l’altro. Il dialogo è una risposta umana, naturale, che ci apre alla persona”. Tomasi ha poi osservato che “in contesti sociali, religiosi, politici e culturali diversi, l’identità propria viene protetta meglio quando ci si apre al dialogo e si accetta l’altro nella sua diversità”. “Si tratta di avere coraggio”, ha concluso, soprattutto di fronte alla “scelta tra l’atteggiamento favorevole all’incontro o alla chiusura. La scelta è di ciascuno di noi”.