Summit di Parigi
“Si tratta di un piano importante, tuttavia strabico”: lo ha afferma Gianfranco Cattai, presidente Focsiv, a proposito degli esiti del Summit di Parigi sulla gestione europea delle migrazioni. “Si guarda soprattutto alla necessità dell’Italia e dell’Europa di fermare, velocemente, i flussi migratori – osserva Cattai -. Se da un lato non si può negare che ci siano alcuni aspetti positivi come l’impegno nel garantire la protezione ed i diritti umani dei migranti, dall’altro vi sono molti punti che destano molte perplessità e suscitano possibili critiche”. Il Piano, ad esempio, “sostiene il rafforzamento dei governi africani nella gestione dei migranti e nella sicurezza delle frontiere, ma al contempo non rafforza il loro Stato di diritto. Il rispetto dei diritti umani viene citato più volte, ma è sempre strumentale alla gestione dei flussi”. È evidente, secondo Cattai, “il tentativo di replicare in chiave africana l’accordo con la Turchia per bloccare i migranti, cercando di farli tornare nei loro Paesi di origine”. L’accordo di Parigi si riduce quindi ad una “divisione tra migrazioni economiche e migrazioni per asilo, senza tener conto che, come evidenziano diversi studi, questa distinzione è sempre meno valida e che rimangono fuori da questo schema le migrazioni per sopravvivenza, per cause ambientali, per insicurezza umana”. Andrea Stocchiero, responsabile policy Focsiv, ricorda che “il controllo alle frontiere rischia di ridurre la mobilità umana intra-africana”, che permette a molti di “far sopravvivere le famiglie di origine. La conseguente riduzione di questo movimento nel continente africano peggiorerebbe le condizioni di vita di queste famiglie e genererebbe più insicurezza, instabilità e deprivazione”. Secondo la Focsiv occorre, quindi, “preservare le capacità degli Stati africani di gestire la mobilità interna regionale”. “È necessario un vero piano di investimenti in Africa, che realmente sostenga le comunità locali e non gli interessi delle grandi imprese transazionali”, conclude.