Briefing
“Il processo di pace è un passo significativo, perfino audace, che è stato preceduto da anni di trattative e di negoziazioni, ma concentrare lo sguardo della visita del Papa su questo è già uno sbaglio. Il Papa considera questo processo all’interno di un lungo e arduo processo di pacificazione del paese”. A spiegarlo ai giornalisti è Guzmán Carriquiry, segretario della Pontificia Commissione per l’America Latina, al briefing odierno in sala stampa sull’imminente viaggio del Pontefice in Colombia (6-11 settembre). “Per pacificare il paese dopo più di 60 anni di violenza e con una cultura della violenza radicata nella popolazione, ci vogliono certamente queste negoziazioni, questi accordi, ma ci vuole un grande movimento di rigenerazione spirituale e di riconciliazione nella società colombiana. Devono essere affrontate le cause che generano la violenza in un paese dove il 50% della popolazione vive sotto il limite della povertà e dove la cultura del narcotraffico avvelena e corrompe la vita sociale”. Inoltre, osserva, gli accordi “non possono essere legati solo alle ambizioni dei partiti politici. Per realizzarsi, il processo di pace deve diventare un grande obiettivo nazionale in grado di suscitare la maggiore convergenza possibile”.