Briefing
“Le miniere non ufficiali stanno provocando una terribile distruzione della natura, di quel polmone naturale che è l’Amazzonia. Villavicencio è la porta dell’Amazzonia, ma il Papa lo ha scelta non solo per questo, ma anche perché è stata la capitale di una zona che ha sofferto moltissimo la violenza delle Farc e dell’esercito. Una città emblematica da ogni punto di vista”. Lo ha detto oggi ai giornalisti mons. José Octavio Ruiz Arenas, arcivescovo emerito di Villavicencio (Colombia) e segretario dal Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione, intervenuto al briefing sul viaggio di Papa Francesco in Colombia. Sulla scorta del motto della visita, “Demos el primero paso”, come si sta muovendo la Chiesa?. “La Chiesa – risponde mons. Ruiz Arenas – sta senza dubbio aiutando moltissimo nel campo della riconciliazione, pensando che dobbiamo difendere soprattutto le vittime, perché molte volte sono le persone più dimenticate in questa situazione. E questa è una delle grandi critiche rivolte al trattato di pace con le Farc, che le vittime sono un po’ dimenticate. Conosciamo quello che hanno sofferto le famiglie, alle quali ad esempio sequestravano il marito, i figli e poi chiedevano riscatti esorbitanti. E le famiglie pagavano e poi spesso” i guerriglieri “non consegnavano nemmeno il cadavere della persona che avevano ammazzato”. Tanta gente, prosegue l’arcivescovo, “ha dovuto lasciare terre e proprietà. Poi le estorsioni, i figli presi”. “Molti dicono: non c’è giustizia”. Per questo “la Chiesa afferma che la giustizia si può fare in tanti modi, ma è necessaria la verità e la riparazione, che possa condurre al perdono”. La cosa importante, conclude il presule, “non è appoggiare o meno il trattato ma iniziare ad attaccate le cause della violenza, corruzione, ricchezza illecita, narcotraffico, impoverimento continuo persone, l’essersi dimenticati dei contadini”.