Viaggio apostolico

Papa in Colombia: sacerdoti di Arauca, “Jaramillo fu un grande missionario e uomo della non violenza”

Jesús Jaramillo Monsalve

Papa Francesco presiederà la celebrazione per la beatificazione di due martiri colombiani il prossimo 8 settembre a Villevicencio, seconda tappa della sua visita in Colombia. I due nuovi beati sono mons. Jesús Jaramillo Monsalve, vescovo di Arauca, dell’Istituto per le Missioni Estere di Yarumal, e il sacerdote Pedro María Ramírez Ramos, chiamato “el cura de Armero”. Per entrambi il Papa aveva firmato lo scorso 7 luglio il decreto che stabiliva che le loro uccisioni (avvenute nel 1989 per il vescovo e nel 1948 per il sacerdote, nel contesto di violenza che ha caratterizzato la vita del Paese negli ultimi decenni) erano state commesse “in odio alla fede”. Grande la gioia, in particolare, in Arauca, regione nel nordest della Colombia, al confine con il Venezuela. Il Sir ha in particolare contattato due sacerdoti che hanno conosciuto il nuovo beato, il vescovo Jaramillo: si tratta dell’attuale vicario generale della diocesi e parroco della cattedrale, padre José Maria Bolívar, e di padre Álvaro Hernández, già parroco della cattedrale ed ora parroco della Santissima Trinità nel municipio di Tame. Entrambi sono stati parte attiva nel processo di beatificazione. “Sono stato seminarista e giovane prete quando lui era vescovo – ricorda quest’ultimo -. Di lui ricordo l’instancabile attività evangelizzatrice, la sua vicinanza al popolo e soprattutto ai poveri, ai contadini. Insieme a questo, la sua indipendenza, la sua libertà, il non essersi piegato alla guerriglia e ai gruppi armati che erano presenti sul territorio. Una caratteristica che lo ha portato al martirio”. Prosegue padre Bolívar: “È stato un missionario al cento per cento, ha evangelizzato in tutti gli angoli della nostra vasta diocesi. Trovò molti ostacoli, lo Stato era assente, la guerriglia si muoveva da padrona. E la non violenza proclamata e vissuta dal vescovo Jaramillo, questa sì davvero rivoluzionaria, diede fastidio ai gruppi armati”. Il vescovo infatti fu rapito e ucciso dall’Eln nel 1989. “Non fu una cosa ingenua – prosegue ancora il vicario generale – era ben consapevole dei rischi che correva. Tutti all’epoca pensammo che era un martire, ucciso in odio alla fede”.