Riconciliazione

Papa in Colombia: Messa a Cartagena, “riscopriamo i nostri diritti, ricreiamo la vita perché torni ad essere autenticamente umana”

“Quanto abbiamo agito in favore dell’incontro, della pace? Quanto abbiamo omesso, permettendo che la barbarie si facesse carne nella vita del nostro popolo?”. Sono le domande poste dal Papa da Cartagena al popolo colombiano, al termine del suo quinto viaggio in America Latina. “Quante volte si ‘normalizzano’ processi di violenza, esclusione sociale, senza che la nostra voce si alzi né le nostre mani accusino profeticamente!”, ha esclamato ieri stigmatizzando “quei modelli di comportamento, quegli stili di vita che fanno male al corpo sociale, che distruggono la comunità”. “Accanto a san Pietro Claver c’erano migliaia di cristiani, molti di loro consacrati… solo un pugno di persone iniziò una corrente contro-culturale di incontro”, la denuncia: “San Pietro Claver seppe restaurare la dignità e la speranza di centinaia di migliaia di neri e di schiavi che arrivavano in condizioni assolutamente disumane, pieni di terrore, con tutte le loro speranze perdute. Secoli più tardi, l’impronta di questo missionario e apostolo della Compagnia di Gesù è stata seguita da santa María Bernarda Bütler, che dedicò la sua vita al servizio dei poveri e degli emarginati in questa stessa città di Cartagena”. “Nell’incontro tra di noi riscopriamo i nostri diritti, ricreiamo la vita perché torni ad essere autenticamente umana”, l’appello del Papa, che poi ha citato il suo discorso alle Nazioni Unite del 2015: “La casa comune di tutti gli uomini deve continuare a sorgere su una retta comprensione della fraternità universale e sul rispetto della sacralità di ciascuna vita umana, di ciascun uomo e di ciascuna donna; dei poveri, degli anziani, dei bambini, degli ammalati, dei non nati, dei disoccupati, degli abbandonati, di quelli che vengono giudicati scartabili perché li si considera nient’altro che numeri di questa o quella statistica. La casa comune di tutti gli uomini deve edificarsi anche sulla comprensione di una certa sacralità della natura creata”.