Ricerca

Giovani e lavoro: Acli, “disposti a sacrificarsi pur di non essere licenziati o svolgere l’occupazione che piace”

Per mantenere il posto di lavoro si è disposti a lavorare di più, rinunciare alle ferie, a lavorare anche nei festivi e così via, sino ad arrivare a lavorare “in nero”. La ricerca delle Acli “‘Il ri(s)catto del presente’. Giovani italiani, expat e seconde generazioni di fronte al lavoro e al cambiamento delle prospettive generazionali”, presentata stamattina a Roma, esamina le due forme che può assumere il lavoro “in deroga”: la prima forma è funzionale al mantenimento dell’occupazione; la seconda ha come obiettivo il raggiungimento di una posizione lavorativa gradita. Pur di non farsi licenziare, “il 27,6% dei giovani intervistati rinuncerebbe ai festivi, il 16,7% alle ferie, il 12,4% a una parte dello stipendio e il 10,5% ai giorni di malattia”. La maggiore propensione al lavoro in deroga si riscontra “tra i giovani italiani non laureati che vivono per contro proprio (37,7%) e, in second’ordine tra i non laureati che vivono in famiglia (30,7%)”. Al contrario, “tra gli expat in pochissimi presentano un’alta propensione (11,3% e 12,2%)”.
La seconda forma di lavoro “in deroga” è finalizzata al “raggiungimento di una meta professionale, definita, in modo molto semplice, con l’espressione ‘il lavoro che mi piace'”. Per fare il lavoro dei sogni “il 43,4% degli intervistati sarebbe disposto a lavorare molte ore più degli altri e il 41,9% a lavorare anche da casa, il 38% occuperebbe anche il proprio tempo libero pur di raggiungere la propria meta professionale”. La seconda forma di deroga è di ordine salariale: “Il 34,6% degli intervistati sarebbe disposto a essere pagato poco, il 33,2% a lavorare gratis per un periodo. Anche la disponibilità a offrire lavoro gratuito è abbastanza alta e riguarda circa un intervistato su tre. Relativamente minore (23,5%) è invece la quota di giovani che si dichiarano disposti a lavorare anche di notte. Infine, solo un giovane su dieci si dichiara indisponibile a qualsivoglia concessione”. Infine, sono state individuate quattro le strategie di fronteggiamento delle difficoltà occupazionali. la prima è la “disobbedienza preventiva: per l’11,7% del campione i diritti del lavoratore sono inviolabili e in nessun modo sono disponibili a derogarvi”; la seconda “l’obbedienza preventiva difensiva: il 26,3% degli intervistati qualora si dovessero trovare in una situazione di rischio sanno di dovere rinunciare a qualcosa”; la terza è “l’obbedienza preventiva pro-attiva: per il 27,1% dei giovani intervistati la strategia da tenere nell’odierno mercato del lavoro è rendersi disponibili solo in vista di una meta professionale adeguata”; la quarta “l’obbedienza preventiva completa: la strategia difensiva e quella pro-attiva sono sullo stesso piano per il 34,9% dei giovani intervistati. Hanno consapevolezza che il mercato del lavoro macina ed espelle chi non si conforma alle sue regole e sono disponibili a sacrificarsi per raggiungere i propri obiettivi professionali”.