Assemblea plenaria

Vescovi europei: card. Bagnasco, “anche se affaticato e deluso, il nostro Continente non deve arrendersi ma ritrovare l’entusiasmo delle origini”

(dall’inviata a Minsk) “Anche se un po’ affaticata, forse segretamente delusa, l’Europa non deve arrendersi, deve ritrovare l’entusiasmo delle origini, non certo la percezione passata di essere il centro del mondo, ma di avere qualcosa di bello e di peculiare da offrire all’umanità”. Lo ha detto il card. Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presiente del Ccee, nella prolusione che ha aperto questo pomeriggio a Minsk l’Assemblea plenaria del Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa. “Siamo fermamente convinti, con il Papa, che l’Europa ha una forza, una cultura, una storia che non si può sprecare”. “L’Europa – incalza Bagnasco –  non deve sprecare se stessa, la storia bimillenaria che la lega al cristianesimo e che, nonostante le ombre degli uomini, ha prodotto frutti di civiltà e cultura, ma deve volersi più bene, deve credere nelle sue potenzialità, sapendo che questa storia, in gran parte, è ancora da scrivere”.  Per questo, osserva Bagnasco, “se guardiamo il nostro Continente, forse possiamo dire che la missione evangelizzatrice oggi deve assumere la nota dominante della speranza. L’Europa non può essere depressa, incerta sulla sua anima, appesantita da memorie tragiche” e la Chiesa è chiamata in questa Europa a “ridare speranza”. Quella speranza che “nei millenni, ha sprigionato le migliori energie, la forza degli ideali”. La prolusione si conclude con un appello ai popoli che abitano nell’Unione europea: “A tutti i cittadini di questa grande terra, qualunque sia il ruolo di ciascuno, ci rivolgiamo con rispetto e convinzione. Il sogno di questa unione come ‘famiglia di popoli’ e ‘casa di nazioni’ è sempre attuale, tanto più se guardiamo il mondo e i ‘giganti vecchi e nuovi’. Non spetta a noi fare dei calcoli di tipo economico e commerciale, ma è nostro dovere ricordare a tutti che l’Europa non è un complesso puramente geografico, né soltanto un gruppo di popoli, ma è un compito spirituale ed etico; non è un organigramma, ma è un corpo vivente, una comunità di vita e di destino”.