Politica

Catalogna: dossier Ispi, i rischi economici della secessione. Fuori dal mercato unico e dall’euro

Quali potrebbero essere le conseguenze economiche in caso di indipendenza della Catalogna? È uno dei quesiti cui prova a rispondere un documentato dossier Ispi (Istituto per gli studi di politica internazionale, www.ispionline.it) dedicato al referendum proclamato in Catalogna per la secessione dalla Spagna. Il voto popolare, programmato per domani, potrebbe saltare per l’intervento del governo spagnolo che ha sequestrato seggi e schede per il voto. Il referendum era stato giudicato incostituzionale dalla Corte suprema di Madrid. “I catalani favorevoli all’indipendenza – sostiene l’Ispi – pensano che la regione supererebbe con slancio tutte le conseguenze di breve periodo dovute alla transizione verso l’indipendenza. I sostenitori del sì possono per esempio citare una disoccupazione inferiore a quella spagnola (13% contro 17%) e un’economia che è cresciuta in misura leggermente superiore alla Spagna nel suo complesso dopo la doppia recessione del 2009–2012. Tuttavia, in caso di effettiva indipendenza la regione andrebbe incontro a molti rischi, primo tra tutti il fatto di ritrovarsi al di fuori dell’Unione europea e senza alcuna speranza di potervi fare nuovo ingresso, almeno sul breve periodo”. Per poter effettuare l’accesso in Ue “sarebbe infatti necessario ottenere l’approvazione di tutti gli Stati membri, ed è evidente che quantomeno il governo spagnolo si opporrebbe a un semplice ritorno della Catalogna nell’Unione”. Una Catalogna fuori dall’Ue si troverebbe a dover affrontare “almeno tre grandi problemi. Il primo sarebbe la perdita dell’accesso al Mercato unico, per cui sulle esportazioni catalane verso la Spagna e gli altri Paesi Ue si applicherebbero i dazi europei”.
Il secondo problema, “il fatto che il debito pubblico catalano resterebbe in euro, e il nuovo governo si troverebbe a dover scegliere tra adottare una nuova moneta e prepararsi a una forte svalutazione (con rischio di forte inflazione interna), o adottare unilaternalmente l’euro e perdere indipendenza monetaria”. Il terzo problema, collegato al precedente, “riguarderebbe il fatto che la Catalogna non potrebbe più accedere alla liquidità fornita dalla Bce e all’assistenza finanziaria agevolata in caso di crisi (fornita dal Meccanismo europeo di stabilità)”. I mercati finanziari “vedrebbero dunque sia la Catalogna sia le sue banche come molto più rischiose, e questo farebbe alzare (probabilmente di molto) il costo dell’indebitamento pubblico e privato. A sua volta, come si è visto nel caso della recessione europea del 2011–2013, il rapido aumento del costo dei debiti tende ad accentuare le conseguenze di una crisi economica, e nel recente passato ha persino condotto alcuni paesi (come Grecia, Portogallo e Irlanda) vicini alla bancarotta”.