Pastorale

Diocesi: Cosenza, convegno su “La comunità e l’Amoris laetitia”. Don Gentili (Cei), “vogliamo una chiesa capace di accogliere”

“Vogliamo gettare lo sguardo sulla comunità perché sia il luogo dell’abbraccio per le famiglie ferite, quelle in difficoltà. I verbi ‘accompagnare’ e ‘discernere’ indicano dinamismo, capacità di osare. Vogliamo una comunità capace di accogliere”. Lo ha detto don Paolo Gentili, direttore dell’ufficio Cei della pastorale familiare intervenendo a Cosenza al convegno diocesano pastorale dal tema “La comunità e l’Amoris laetitia”. Riflettendo sui dibattiti intorno all’esortazione, don Gentili ha detto che “non è il capriccio illuminato di un Papa che da solo si mette a scrivere, è stato un parto a cui noi abbiamo partecipato direttamente guardando tutti i questionari. Un lavoro di campo, un’esperienza di ascolto. Chi si mette contro si mette contro un cammino di popolo e di Chiesa”. Per il direttore dell’ufficio di pastorale familiare, si tratta di realizzare proposte “di una Chiesa che si incarna dell’oggi della storia, in un momento di grande sfida ma anche straordinario e bellissimo. Amoris laetitia ci chiede un cammino di conversione nello sguardo per diventare una parrocchia famiglia di famiglie”. “Lo sguardo nuovo sulla famiglia che proviene dal capitolo 8 dell’Amoris laetitia ci chiede di mettersi in ginocchio, di ascoltare le situazioni, perché siamo tutti fragili”. Lo ha detto don Paolo Gentili, intervenendo al convegno di Cosenza. Richiamando il Convegno di Firenze del 2015, don Gentili ha ricordato come “non esistono lontani che non possono essere raggiunti. Non ci sono più i lontani, ci sono i fratelli. E chi si avvicina all’altro come a un fratello, non ci sono più distanze. Anche se il suo volto è un po’ offuscato”.
Don Gentili ha evidenziato come “la società sta cambiando e alcuni segnali ci chiedono conversione”. Rispetto al dato di aumento sia dei matrimoni che dei divorzi, ha ricordato come “i matrimoni finiti non possono lasciarci indifferenti. La Chiesa deve lavorare come un ospedale da campo e sono proprio le famiglie che possono aiutare le famiglie. La famiglia è una fiaccola e la Chiesa è il faro che accompagna”. L’invito è “a cercare la bellezza di ogni persona al di là delle sue fragilità, con uno sguardo nuovo. Occorre distinguere tra peccato e peccatore, con un amore premuroso nei confronti di chi ha vissuto il fallimento del proprio matrimonio”.