Conversione pastorale
“Passare dall’essere una Chiesa di abbattuti e desolati a una Chiesa servitrice di tanti abbattuti che vivono accanto a noi”. È la conversione pastorale chiesta alla Chiesa cilena, nella parte finale del discorso al clero. “Una Chiesa capace di porsi al servizio del suo Signore nell’affamato, nel carcerato, nell’assetato, nel senzatetto, nel denudato, nel malato”, ha proseguito Francesco: “Un servizio che non si identifica con l’assistenzialismo o il paternalismo, ma con la conversione del cuore”. “Il problema non sta nel dar da mangiare al povero, vestire il denudato, assistere l’infermo, ma nel considerare che il povero, il denudato, il malato, il carcerato, il senzatetto hanno la dignità di sedersi alle nostre tavole, di sentirsi ‘a casa’ tra noi, di sentirsi in famiglia”, ha spiegato il Papa, in modo da “creare le condizioni perché ogni persona abbattuta possa incontrarsi con Gesù”. “Non si amano le situazioni, né le comunità ideali, si amano le persone”, il monito di Francesco, che ha esortato i presenti “a preparare nel vostro cuore una specie di testamento spirituale, sul modello del Cardinal Raúl Silva Henríquez”, che pregava dicendo: “La Chiesa che io amo è la Santa Chiesa di tutti i giorni… la tua, la mia, la Santa Chiesa di tutti i giorni… Gesù, il Vangelo, il pane, l’Eucaristia, il Corpo di Cristo umile ogni giorno. Con i volti dei poveri e i volti di uomini e donne che cantavano, che lottavano, che soffrivano. La Santa Chiesa di tutti i giorni”. Al termine del suo discorso, il Papa si è recato in sagrestia per l’incontro con i vescovi.