Comunione
“Nel mondo frammentato in cui ci è dato di vivere, che ci spinge ad isolarci, la sfida per noi è essere artefici e profeti di comunità. Perché nessuno si salva da solo”. Con queste parole il Papa, durante l’incontro con il clero nel seminario di Trujillo, ha inviato i mille presenti ad “essere servitori di unità in mezzo al nostro popolo”. “La frammentazione e l’isolamento non è qualcosa che si verifica fuori, come se fosse solo un problema del mondo”, ha spiegato Francesco: “Le divisioni, le guerre, gli isolamenti li viviamo anche dentro le nostre comunità, nel nostro presbiterio, nelle nostre Conferenze episcopali, e quanto male ci fanno!”. Gesù, invece, “ci invia ad essere portatori di comunione, di unità, ma tante volte sembra che lo facciamo disuniti e, quello che è peggio, facendoci spesso gli sgambetti”. “Ci è chiesto di essere artefici di comunione e di unità”, ha ribadito il Papa, “che non equivale a pensare tutti allo stesso modo, fare tutti le stesse cose. Significa apprezzare gli apporti, le differenze, il dono dei carismi all’interno della Chiesa sapendo che ciascuno, a partire dalla propria specificità, offre il proprio contributo, ma ha bisogno degli altri”. Di qui la necessità di “guardarsi dalla tentazione del figlio unico che vuole tutto per sé, perché non ha con chi condividere”. “A coloro che devono esercitare incarichi nel servizio dell’autorità chiedo, per favore, di non diventare autoreferenziali”, le parole di Francesco: “Cercate di prendervi cura dei vostri fratelli, fate in modo che stiano bene, perché il bene è contagioso. Non cadiamo nella trappola di un’autorità che si trasforma in autoritarismo dimenticando che, prima di tutto, è una missione di servizio”. Il Papa ha concluso il suo discorso a braccio, esortando i presenti ad “ascoltare i giovani e a farli parlare”, soprattutto con gli anziani. “Bisogna far sognare gli anziani”, ha detto Francesco a braccio: “Fate sognare gli anziani: e se i giovani fanno sognare gli anziani, vi assicuro che gli anziani saranno profetici”, perché “i giovani camminano velocemente, ma sono gli anziani che conoscono il cammino”. Al termine dell’incontro, dopo la benedizione finale e lo scambio dei doni con i sacerdoti, i religiosi e i seminaristi, il Papa ha posato per una foto di gruppo con alcuni dipendenti del Collegio e, prima di uscire, ha consegnato un dono al rettore. Quindi ha raggiunto in papamobile la Plaza de Armas, per un giro nella piazza – conosciuta anche come Plaza Mayor – che è il fulcro storico della città di Trujillo.