Università ecclesiastiche
La “rivoluzione culturale” chiesta dal Papa nella “Veritatis gaudium” è “una revisione globale in conformità al paradigma evangelico, ma capace di esprimere in forma di novità la proposta evangelica nell’oggi”. Lo ha spiegato mons. Piero Coda, preside dell’Istituto universitario “Sophia” e membro della Commissione teologica internazionale, rispondendo alle domande dei giornalisti nel corso della presentazione, in sala stampa vaticana, della nuova costituzione apostolica di Papa Francesco, dedicata alle università e facoltà ecclesiastiche. L’espressione “rivoluzione culturale”, contenuta nel proemio, è già utilizzata nella “Laudato sì”, in continuità con il Vaticano II, ha fatto notare il teologo: “Dobbiamo renderci tonto – ha detto Coda parafrasando Francesco – di essere in presenza di un cambiamento d’epoca: anche le istituzioni accademiche, come avviene in tutto il mondo, sono sottoposte ad un regime di forte trasformazione, e ciò comporta anche, in fedeltà creativa al Vangelo, immaginare nuove forme di costruzione del pensiero e di formazione di leadership autorevoli e altamente innovative”. Coda ha definito il nuovo documento papale “un documento di alto profilo programmatico, destinato a dispiegare un’efficacia a lunga gittata sugli studi ecclesiastici e più in generale sull’impegno culturale d’ispirazione cristiana”. L’imperativo principale a cui rispondere, ha spiegato il teologo, è “ripensare il pensiero: la sua natura, le sue forme, i suoi obiettivi, la sua trasmissione, la sua forza plasmatrice dell’ethos e della gestione delle sfide sociali e ambientali, così da immaginare percorsi scientifici e accademici all’altezza della sfida che c’interpella”. Un “dialogo a tutto campo”, insomma, che per gli atenei ecclesiastici comporta la necessità di incentivare “non solo l’inter-disciplinarità, ma la transdisciplinarità”.