Penitenza
“Misurarsi con la fragilità dell’argilla di cui siamo impastati è un’esperienza che ci fortifica: mentre ci fa fare i conti con la nostra debolezza, ci apre il cuore a invocare la misericordia divina che trasforma e converte”. Ne è convinto il Papa, che ha concluso la catechesi della prima udienza generale del 2018, dedicata all’atto penitenziale che compiamo comunitariamente durante la Messa, ricordando che “la Sacra Scrittura ci offre luminosi esempi di figure penitenti che, rientrando in sé stesse dopo aver commesso il peccato, trovano il coraggio di togliere la maschera e aprirsi alla grazia che rinnova il cuore”. “Pensiamo al re Davide e alle parole a lui attribuite nel Salmo”, ha proseguito Francesco: “Pietà di me, o Dio, nel tuo amore; nella tua grande misericordia cancella la mia iniquità. Pensiamo al figlio prodigo che ritorna al padre; o all’invocazione del pubblicano: O Dio, abbi pietà di me, peccatore. Pensiamo anche a San Pietro, a Zaccheo, alla donna samaritana”. “Questo è quello che facciamo nell’atto penitenziale all’inizio della Messa”, ha concluso il Papa a braccio.