Penitenza

Papa Francesco: udienza, non puntare il dito “per accusare altri”, ma “confessare i propri peccati”

foto SIR/Marco Calvarese

“Capita spesso che, per paura o vergogna, puntiamo il dito per accusare altri. Costa ammettere di essere colpevoli, ma ci fa bene confessarlo con sincerità. Confessare i propri peccati”. Con queste parole il Papa, durante l’udienza di oggi, ha spiegato il gesto di battersi il petto che accompagna il “mea culpa” nella celebrazione eucaristica. “Ricordo un aneddoto che raccontava un vecchio missionario”, ha proseguito Francesco a braccio, a proposito di “una donna che è andata a confessarsi” e che “ha cominciato con gli sbagli del marito, poi è passata a raccontare gli sbagli della suocera, poi quelli dei figli…”. A quel punto, il sacerdote le ha detto: “Ha finito con i peccati degli altri? Adesso cominci con i peccati suoi”. “Dopo la confessione del peccato, supplichiamo la Beata Vergine Maria, gli Angeli e i Santi di pregare il Signore per noi”, ha ricordato Francesco, secondo il quale “anche in questo è preziosa la comunione dei santi: l’intercessione di questi amici e modelli di vita ci sostiene nel cammino verso la piena comunione con Dio, quando il peccato sarà definitivamente annientato”. L’atto penitenziale si conclude con l’assoluzione del sacerdote, che “invoca Dio onnipotente affinché abbia misericordia di noi, perdoni i nostri peccati e ci conduca alla vita eterna”.
Oltre al “Confesso”, ha precisato il Papa, “si può fare l’atto penitenziale con altre formule”, con la benedizione e l’aspersione dell’acqua in memoria del battesimo o cantare il Kyrie eleison, attraverso il quale “acclamiamo il Signore – Kyrios – e imploriamo la sua misericordia”.