Spiritualità
(Loreto) “La proposta del pellegrinaggio dà la possibilità ai giovani di vivere una ‘correlazione sinfonica’. Ognuno entra in una rete di legami fatta di attenzioni, solidarietà e piccole competenze messe a disposizione degli altri. Così i partecipanti si sentono parte di un tutto e ampliano la percezione di loro stessi”. Lo ha detto mons. Paolo Selvadagi, vescovo ausiliare di Roma, intervenuto stamani al coordinamento nazionale dell’Opera romana pellegrinaggi, in corso a Loreto. Segnalando il “contrasto tra la grande partecipazione dei giovani alle Gmg con la secolarizzazione”, il presule ha indicato anche gli elementi che favoriscono il coinvolgimento dei giovani: “Anzitutto, si sentono accolti e considerati per quello che sono. Avvertono che l’iniziativa non viene offerta loro come un pacchetto chiuso, ma come un’iniziativa in cui sono chiamati a essere costantemente partecipi, non passivi ma protagonisti, e possono dare suggerimenti”. Il vescovo ha poi affermato che nel contesto del pellegrinaggio “i giovani respirano un’aria di sana umanità” e “sviluppano atteggiamenti fraterni”, “sentono l’altro come compagno di cammino”. Il suo sguardo è rivolto anche agli animatori, che “non sono considerati come capi, ma come accompagnatori che si fanno discepoli con i giovani pellegrini durante il pellegrinaggio”. “Il camino sviluppa nei giovani l’attitudine a conoscere, la sete di sapere. Si creano relazioni umane, si ambiano piccoli aiuti e confidenze, le relazioni diventano vera solidarietà umana, non formalità”.