Testimonianza
“Quante volte, invece di questo liberante messaggio di salvezza, abbiamo portato noi stessi, le nostre ‘ricette’, le nostre ‘etichette’ nella Chiesa! Quante volte, anziché fare nostre le parole del Signore, abbiamo spacciato per parola sua le nostre idee! Quante volte la gente sente più il peso delle nostre istituzioni che la presenza amica di Gesù!”. È il “mea culpa” del Papa, al termine dell’omelia della Messa di chiusura del Sinodo. “Allora passiamo per una Ong, per una organizzazione parastatale, non per la comunità dei salvati che vivono la gioia del Signore”, la denuncia. “Ascoltare, farsi prossimi, testimoniare”, i tre imperativi consegnati ai padri sinodali, ai giovani e alle migliaia di persone presenti nella basilica di San Pietro. “Il cammino di fede nel Vangelo termina in modo bello e sorprendente, con Gesù che dice: ‘Va’, la tua fede ti ha salvato'”, ha sottolineato Francesco a proposito del Vangelo odierno: “Eppure Bartimeo non ha fatto professioni di fede, non ha compiuto alcuna opera; ha solo chiesto pietà. Sentirsi bisognosi di salvezza è l’inizio della fede. È la via diretta per incontrare Gesù”. “La fede che ha salvato Bartimeo non stava nelle sue idee chiare su Dio, ma nel cercarlo, nel volerlo incontrare”, ha spiegato il Papa: “La fede è questione di incontro, non di teoria. Nell’incontro Gesù passa, nell’incontro palpita il cuore della Chiesa. Allora non le nostre prediche, ma la testimonianza della nostra vita sarà efficace”. “E a tutti voi che avete partecipato a questo ‘camminare insieme’, dico grazie per la vostra testimonianza”, l’omaggio finale a quanti hanno partecipato al Sinodo: “Abbiamo lavorato in comunione e con franchezza, col desiderio di servire Dio e il suo popolo. Il Signore benedica i nostri passi, perché possiamo ascoltare i giovani, farci prossimi e testimoniare loro la gioia della nostra vita: Gesù”.