America Latina
“La migrazione venezuelana in Cile supera le 140.000 persone, sono dati ufficiali ministeriali. Molti anche gli haitiani. Sappiamo bene che i venezuelani sono privi di alimenti e medicine. In Cile c’è una stabilità economica ed è una destinazione appetibile”. Lo spiega al Sir, dall’Ecuador, nell’ambito di un più ampio servizio sulla situazione dei migranti venezuelani in America Latina, Delio Cubides, portavoce dell’Incami (Istituto cattolico cileno per le migrazioni).
“I venezuelani – prosegue – hanno vissuto parecchie difficoltà, per esempio con i passaporti e l’impossibilità di porre il timbro nel documento. Questo si incrocia con un Paese rigido come il Cile, qui si sta discutendo una nuova legge sulla migrazione e abbiamo un governo più duro, per esempio è stato rigido nella questione del rinnovo dei passaporti. In generale, però, i venezuelani sono ben accolti, molti sono professionisti e ingegneri. Non ci sono stati casi particolari di xenofobia”. Importante, come negli altri Paesi, l’azione della Chiesa: “Stiamo assistendo le persone nella documentazione, considerando che in Cile la parte burocratica è più rigida che in altri Paesi. Se non si è a posto con i documenti non si può accedere al mercato lavorativo, il Cile ha un approccio molto protezionistico nell’esercizio delle professioni. Poi esistono diverse case di accoglienza, gestite per lo più dai padri Scalabriniani. Ci sono due case di accoglienza a Santiago e un’altra ad Arica, vicino alla frontiera settentrionale. Come Incami assistiamo ogni giorno, solo a Santiago, 150 persone nuove”. La Chiesa “dà le prime informazioni, non solo a Santiago ma anche in altri luoghi. E poi c’è l’impegno nell’inserimento, nei corsi di spagnolo, nella scuola e nella salute. Ancora, apre spazi di inserimento, integrazione, socioculturali, portate avanti dall’Incami, dagli Scalabriniani e dai Gesuiti”.
Cubides accenna poi al progetto di legge del Governo in tema di immigrazione: “Si tratta di una proposta di legge molto più restrittiva dell’attuale, per esempio non si può cambiare status migratorio una volta arrivati in Cile”. Intanto, la Chiesa rischia di essere sola nel suo sforzo di integrazione: “Dal Governo non c’è nessuna politica pubblica di integrazione. In aprile, per esempio, è stato eliminato il permesso temporaneo per motivi di lavoro”.