Premio
“Spero che questo Premio aiuti a portare giustizia per quelle donne che hanno subito violenza sessuale. La giustizia è fondamentale. Questo premio è anche per tutte le donne del Medio Oriente, tutti gli iracheni, i curdi e le minoranze perseguitate in tanti angoli del mondo. Bisogna continuare a lottare perché la mentalità dello Stato Islamico può annidarsi ovunque”. È il primo commento a caldo rilasciato al sito web del Nobel da Nadia Murad, la giovane donna yazida schiavizzata dallo Stato Islamico che oggi è stata insignita del Premio Nobel per la pace insieme al ginecologo congolese Denis Mukwege. Il Comitato norvegese per il Nobel ha voluto premiare “i loro sforzi a porre fine all’uso della violenza sessuale come arma di guerra e di conflitto armato”. “Entrambi – riferisce il Comitato – hanno dato un contributo fondamentale a richiamare l’attenzione e a combattere questo tipo di crimini di guerra in modo che gli autori possano essere ritenuti responsabili per le loro azioni”. “Se vogliamo che la gente dica ‘stop alla guerra’ dobbiamo mostrare quanto questa sia brutale” è stato il commento della presidente del Comitato, Berit Reiss-Andersen, espresso dopo l’annuncio dei nomi dei vincitori.