Omelia
“Se in noi – come nei pastori – pulsasse il desiderio di incontrare il Signore, allora anche noi, come loro, ci metteremmo alla ricerca di Lui senza indugio”. Lo ha detto l’arcivescovo di Genova, il card. Angelo Bagnasco, nell’omelia della messa che ha celebrato nella notte di Natale. “La notte santa ritorna per portarci la luce – ha affermato il porporato -. Anche i pastori hanno visto la luce risplendere nella notte: era la luce degli angeli che cantavano la gloria di Dio apparsa nel mondo. Essi, accogliendo l’invito celeste, ‘andarono senza indugio’ verso la grotta di Betlemme per vedere il segno del Messia”. Il cardinale ha spiegato “come è stato possibile riconoscere in tanta povertà la signoria di Dio”, cioè vedendo “dal di dentro”. “Perché il loro cuore era sintonizzato con Dio, perché, grazie ad una vita semplice, erano più sensibili al bene”. Spiegando il perché “solo Dio poteva manifestarsi nel paradosso della povertà”, il card. Bagnasco ha affermato che “solo l’onnipotente poteva essere veramente umile”, “non aveva bisogno di grandezza per farsi riconoscere”. “Per questo dobbiamo farci piccoli come i bambini e i pastori per riconoscerlo nella piccolezza”. Quindi, il porporato ha ammonito: “La presunzione chiude gli occhi perché chiude il cuore, e allora anche la luce è buio”. Infine, una considerazione sui cristiani che “si affrettano quando si tratta delle cose di Dio”. “Quanta indifferenza appare, quanta pigrizia! Sembra che Dio possa sempre attendere, che venga sempre dopo, che il resto sia sempre più urgente”.