Visita
“Il Figlio di Dio incarnato ci dona gioia e pace, rispondendo alle più intime e profonde attese di ogni cuore umano. È solo Dio che può donare pace e gioia non effimere, rafforzandole e consolidandole con il diritto e la giustizia”. Lo ha detto il segretario di Stato vaticano, il card. Pietro Parolin, in questi giorni in visita in Iraq, in occasione delle celebrazioni per la Solennità di Natale. E lo ha fatto leggendo il suo messaggio di Natale per il Paese nel corso dell’incontro con il primo ministro Adil Abdul Mahd e gli esponenti del governo nel palazzo presidenziale. Dopo i saluti con “grande affetto”, “anche a nome del Santo Padre Francesco che mi ha chiesto di portare i suoi saluti all’amato popolo iracheno”, il porporato ha definito l’Iraq “culla della civiltà”. “Come individui e come comunità, cristiani e musulmani – ha affermato il cardinale – siamo chiamati a illuminare le oscurità della paura e del non-senso, dell’irresponsabilità e dell’odio con parole e atti di luce, gettando a piene mani semi di pace, di verità, di giustizia, di libertà e di amore”. Dal cardinale l’incoraggiamento a vivere “in spirito di umiltà e di rispetto dell’altro”, “accettando le persone con le loro diversità, non utilizzando tali differenze per metterci gli uni contro gli altri, ma scoprendo in esse una possibilità di arricchimento vicendevole, cercando sempre il bene comune”. Parole pronunciate dal cardinale con una convinzione di fondo: “Quanto ci accomuna e ci lega l’uno all’altro è più grande di quanto ci separa”. “La gioia e la pace del Natale non sono un privilegio da tenere strettamente per ognuno di noi, ma sono un dono da condividere con gli altri e da vivere come responsabilità nella costruzione di un futuro di fraternità e di concordia – ha concluso il card. Parolin -. Il Dio della pace, che si è fatto nostro fratello, nostro compagno di strada, doni gioia e speranza per un futuro migliore a tutti gli abitanti dell’amato Iraq”.