Omelia
“Oggi, per il cristiano, è possibile vivere il Natale solo se va oltre le ‘distorsioni’ che questa festa subisce sempre più e di cui gli acquisti frenetici e il consumismo sono solo un aspetto, come la punta dell’iceberg”. È il monito lanciato ieri dal patriarca di Venezia, mons. Francesco Moraglia, nell’omelia pronunciata durante la messa nel giorno di Natale. “Questa festa cristiana si può vivere in radicale contrasto col Vangelo”, ha messo in guardia il patriarca, evidenziando che “c’è, pure, chi opera affinché – come fu alcuni anni orsono, nel mondo anglofono – questa festa cambi nome e diventi la festa delle ‘luci d’inverno’!”. “Più di recente – ha proseguito Moraglia – taluni hanno tentato di abolire dalle canzoncine di Natale dei nostri piccoli il nome di Gesù ma, per fortuna, è scattato il buon senso dei piccoli e di genitori sensibili”. “La festa del Natale non può essere omologata ai criteri della società scristianizzata e sottostare ai riti del consumismo”, ha ammonito, denunciando che “da decenni la festa, che è il cuore della fede cristiana, presenta forti segni di scristianizzazione così da perdere presso molti le radici e il significato originario”. Per Moraglia, “ritrovare la strada che conduce al Natale – al Vangelo – ha un nome e un volto di donna: Maria di Nazareth, che è l’unica diretta collaboratrice del mistero dell’Incarnazione!”. “Maria – ha spiegato il patriarca – è la personificazione del Natale e ci testimonia come questa festa richieda di saper leggere, in modo libero e intelligente, i segni che Dio non fa mancare a nessuno nel cammino verso di Lui”. “Domandiamo alla Vergine Madre che doni anche a noi il passo agile e fermo che l’ha sostenuta mentre si recava dalla cugina Elisabetta la quale, a sua volta, scorge in Lei il segno della presenza di Dio. Il Natale – ha concluso Moraglia – ci dice che chi accoglie i segni di Dio, diventa, a sua volta, segno di Dio per gli altri. Maria è il segno di Gesù che è la salvezza di Dio!”.