Discernimento
“Il prossimo Sinodo sui giovani ha come tema centrale il discernimento vocazionale. Quando si ascolta la parola ‘vocazione’, la prima cosa che di solito viene in mente è la vocazione alla ‘vita consacrata’. Ma la chiamata di Dio è più ampia: non è limitata alle forme ‘perfette’. È anche l’umile e continua ‘vocazione universale alla gioia dell’amore’ che il Padre rivolge a tutti”. Lo scrive padre Diego Fares, redattore de La Civiltà Cattolica, nel numero di marzo. “Per poter ascoltare questa chiamata e scegliere il tipo di servizio in cui si concretizza l’amore è necessario crescere nella pratica del discernimento spirituale”, spiega. Secondo lo scrittore de La Civiltà Cattolica, la Chiesa entra nella dinamica del discernimento, per “convocare tutti i giovani, senza eccezione, a questo bellissimo compito: ascoltare la chiamata, scegliere e seguire la vocazione”. Ripercorrendo le tappe di consultazione dei giovani in vista del Sinodo, padre Fares fa riferimento al questionario e ricorda che “alcune risposte dei giovani hanno un denominatore comune: essi percepiscono che il mondo adulto ‘non li ascolta’”, “non soltanto riguardo ai loro problemi personali ma anche per ciò che concerne la loro visione della cultura e del mondo attuali”. Un fatto che “si traduce in termini di allontanamento o di vicinanza”. E i giovani “si allontanano, quando percepiscono che l’intenzione di fondo di chi parla loro è quella di ‘disciplinarli’”. “Al contrario, si avvicinano e rispondono con grande generosità, quando vengono chiamati a dare un concreto aiuto agli altri”. Così padre Fares indica nella “pietà popolare” il “luogo non clericalizzato” è il “più propizio per iniziare e confermare un processo di discernimento”. “Per i giovani è fondamentale situarsi in questo ambito della pietà del popolo fedele – conclude -, per esserne impregnati e nutrirsi degli indirizzi con cui il popolo ci insegna e ci illumina”.