Cultura
“Non c’è dubbio che da 10 anni lo spartiacque fra editoria religiosa ed editoria laica sia più sfumato e che siano aumentati i lettori di libri religiosi. È nata un’esigenza nuova di un lettore nuovo e in questa l’editore laico si è accomodato”. Lo dice Paolo Repetti, fondatore della collana Stile libero di Einaudi, nell’intervista rilasciata a “Il Regno”. “Ci sono temi nuovi, come il fine-vita, la procreazione assistita, la crescita dei fondamentalismi – spiega -. Sono temi di confine fra religione e politica dove, però, la politica non riesce ad arrivare. E allora si cerca nella spiritualità intesa in senso lato”. È nata così “una saggistica ‘sentimentale-spirituale’. Che risponde alla richiesta di orientamento. Ho l’impressione che siano diminuiti i temi teologici fondamentali e sia aumentata una specie di spiritualità sparpagliata che diluisce il cattolicesimo nel grande mare di una spiritualità indifferenziata”. Secondo l’editore, “l’interesse teologico sta dentro questo ‘innamoramento’ per la spiritualità in generale”. Per gli autori, il passaggio dall’editoria religiosa a quella laica è “un passaggio a un mondo con lacci minori”. “È come se uscisse da un ghetto buono e protetto per andare su un mare largo. E poi gli editori laici pagano di più”. Ma con una conseguenza: “Si sono portati dietro i lettori e ne hanno catturati di nuovi”, mentre si assiste a “una caduta d’interesse del lettore religioso per gli argomenti specialistici”. “L’editoria religiosa non ha ripensato se stessa nemmeno in termini commerciali”. Per quanto riguarda le pubblicazioni del Papa, Repetti ricorda che “i diritti del primo libro di Papa Francesco hanno dato ossigeno agli editori di tutto il mondo”. “È un fenomeno d’intermediazione editoriale. Ha funzionato la simbolizzazione di una figura: il papa icona pop. Parla direttamente il Papa e il pubblico s’avvicina a lui. È un fenomeno di dis-intermediazione teologica. È venuta meno completamente la mediazione culturale. È un fenomeno generale della nostra società che nella Chiesa cattolica – conclude – significa il venir meno della mediazione della teologia. Pur bello, profondo, importante per la Chiesa, il discorso di Ratisbona di Papa Ratzinger è difficile da leggere. Anche se lui è un teologo immenso, leggerlo è impegnativo. Con Papa Francesco salta la mediazione”.