Giornalismo
“Le elezioni politiche del 4 marzo 2018 modificano profondamente il sistema politico italiano. Cambiano i protagonisti della scena. Ridefiniscono i soggetti, il loro peso e le loro leadership. Pongono il problema della governabilità del Paese: nessun partito e nessuna coalizione ha i seggi in Parlamento per formare un governo omogeneo e credibile”. Lo scrive Gianfranco Brunelli, direttore de “Il Regno”, nell’articolo dal titolo “Quale Italia?”, pubblicato nell’ultimo numero (il 6 del 2018) e anticipato al Sir. Costatando che “non vi è stato il temuto crollo della partecipazione”, dal momento che “ha votato il 72,91% degli elettori (-2% rispetto al 2013); e non vi sono state nei risultati variazioni significative tra le due camere”. “Tuttavia – aggiunge – queste elezioni somigliano a un terremoto politico tale da segnare la chiusura di una fase storica per il Paese e aprirne una del tutto incognita”. Il direttore de “Il Regno” segnala il “crollo della sinistra” e la “fine delle ‘regioni rosse’”. “Al momento della scissione dal Pd il solo gruppo di D’Alema e Bersani aveva 37 deputati e 14 senatori, oggi ne porta rispettivamente 14 e 5. Complessivamente il polo a sinistra del Pd non ha ampliato i propri confini o recuperato dall’astensionismo voti ritenuti propri, superando appena la soglia d’accesso alla distribuzione dei seggi”. Nelle “regioni rosse” “l’area dei partiti di centro-sinistra ha perso quasi il 30%, passando dal 59,2% del 1968 all’attuale 30,1%” e “il Pd non è più il primo partito, anche se di poco, a favore dei 5Stelle e neppure la prima coalizione, in questo caso a favore del centro-destra”. Brunelli evidenzia come “una vera e propria ondata di protesta ha attraversato il Paese premiando i soggetti più radicali e reazionari, Lega e M5S”. Alla luce del risultato delle urne, però, “il Pd rimane una sorta di ago della bilancia parlamentare, ma ogni suo coinvolgimento in un governo o in una maggioranza politica, sia con il centro-destra, sia con i 5Stelle, significherebbe la sua fine”. Considerando “la natura protestataria o ribellistica di una parte del voto della Lega”, secondo Brunelli, Salvini sarà “prudente di fronte all’ipotesi di un’alleanza diretta con il M5S”. “Si possono fare tra i due vincitori alleanze istituzionali, ma non politiche”.