Pace

Diocesi: mons. Sorrentino (Assisi), “tra i credenti di tutte le religioni crescano reciproco rispetto, dialogo e collaborazione”

“Nella logica dello ‘spirito di Assisi’ vogliamo pregare perché tra i credenti di tutte le religioni crescano il reciproco rispetto, il dialogo e la collaborazione, nella testimonianza umile e sincera della propria identità. Vogliamo anche pregare perché il valore della laicità, che caratterizza le istituzioni pubbliche in tante regioni del mondo, venga sviluppato come accoglienza positiva ed armonica delle differenze, anche religiose, e non degeneri fino a non rispettare tradizioni e fedi religiose dei popoli”. È quanto scrive mons. Domenico Sorrentino, vescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino, nel messaggio inviato in occasione della preghiera mensile per la pace istituita per ricordare lo storico incontro del 1986 voluto da san Giovanni Paolo II. Ricordando che in questo mese l’appuntamento cade nella Settimana Santa, il vescovo sottolinea che della morte di croce di Gesù “non possiamo farne addebito al popolo ebraico in quanto tale, come ci ha ricordato il Concilio Ecumenico Vaticano II”. “Gli ebrei – aggiunge – ci restano cari come il popolo della prima alleanza, che per noi cristiani trova in Cristo il suo compimento”. “In realtà – prosegue mons. Sorrentino – tutti fummo implicati in quella morte a causa del nostro peccato”. Per il vescovo, “la morte di Gesù si pone dentro un panorama di violenza che, in tutti i tempi, fino ai nostri giorni, vede uomini perseguitati ed uccisi a causa della fede, e spesso ad opera di altri uomini che si vantano di una religiosità arrogante, che non merita nemmeno il nome di religiosità, perché non ha nulla a che fare con il volto buono e misericordioso di Dio”. “Purtroppo – osserva – anche nella storia cristiana non sono mancati episodi di questa violenza ammantata di religiosità”. “Ce ne dobbiamo sinceramente rammaricare”, afferma il vescovo, sottolineando però che “tanta, fin dai primi secoli, è stata la violenza subita dai discepoli di Cristo e ancora oggi molti di essi sono fatti segno di persecuzione”. “Avviene così anche in altre comunità religiose. È un fenomeno triste che va denunciato sempre e dappertutto”, l’invito del vescovo.