Balcani
“Il cammino di normalizzazione tra Belgrado e Pristina è già tracciato, ma nel dialogo si fa un passo in avanti e due indietro”, spiega ancora al Sir l’analista politico Nikolay Krastev, interpellato dopo l’arresto del serbo Marko Djuric dalle autorità kosovare. Negli ultimi mesi ci sono stati diversi episodi di tensione – come l’uccisione di Oliver Ivanovic, leader moderato dei serbi e la recente ratifica della frontiera con il Montenegro. “Dopo l’arresto di Marko Djurić, Lista Srpska, il principale partito che rappresenta la comunità serba in Kosovo, ha deciso di uscire dalla maggioranza del governo di Haradinaj e di procedere senza l’accordo di Pristina alla costituzione dell’Associazione delle municipalità serbe – Zso”. “È una minaccia reale che mette a serio rischio il governo – prevede Krastev – perché senza i voti del partito dei serbi la coalizione salta”. “Inoltre le autorità di Pristina non hanno preso bene le intenzioni dei serbi per Zso; il ministro degli Interni ha detto che arresterà chiunque partecipi a questo atto illegale”, aggiunge.
“La creazione dell’associazione che renderebbe più autonoma la minoranza serba è prevista nell’accordo di Bruxelles del 2015, ma i politici albanesi”, che hanno una forte influenza in Kosovo, “hanno paura che questo porterà alla creazione di un enclave serba simile alla Repubblica Srpska in Bosnia”. “Purtroppo, il futuro europeo del Kosovo è molto incerto – conclude Krastev – visto il fermo rifiuto della Spagna di riconoscere lo Stato e di partecipare al vertice per i Balcani occidentali organizzato dalla presidenza bulgara” che si terrà a maggio a Sofia.