Passione
“Che cosa grida Gesù come ultimo grido nel momento estremo?”. È partita da questa domanda la riflessione che l’arcivescovo di Milano, mons. Mario Delpini, ha proposto ieri sera nella sua omelia durante la celebrazione della Passione del Signore che ha presieduto in Duomo. “Secondo l’evangelista Matteo – ha spiegato – l’ultimo grido, il più potente e sconvolgente rimane indecifrato o, piuttosto, da interpretare secondo la fede e l’esperienza di colui che guarda al crocifisso”. “Ci sono buone ragioni per credere – ha proseguito Delpini – che l’ultimo grido, capace di scuotere il cielo e la terra, capace di convincere il centurione, lo straniero sensibile e incline alla serietà della fede, alla sua professione di fede: ‘Davvero costui era figlio di Dio!’ (Mt 27,54), sia stato ‘Amen!’. Amen cioè: ‘Sì!’”. Con quel “Sì, amen!”, Gesù è come se avesse detto: “sono disposto ad amare questo popolo che non mi ama!”, “sarò l’amore che attira con legami d’amore, sarò la presenza che apre porte di paradiso a coloro che hanno visto l’inferno!”, “mi consegno nelle mani di questa umanità: facciano di me quello che vogliono. Ma finiranno per credere che io li amo!”. Con quel “Sì, amen!”, ha osservato l’arcivescovo, Gesù si è consegnato “al disprezzo perché i miei fratelli e le mie sorelle possano volgere lo sguardo a colui che hanno trafitto e riconoscendo d’essere amati così, fino al compimento, abbiano motivo per aver stima di sé”. Si è consegnato “al soffrire perché nessuno mai, quando soffre, possa dire che Dio è lontano da lui”. Si è consegnato “alla solitudine perché tutti i figli di Dio che sono dispersi siano radunati insieme nella fraternità costruita dal mio amore crocifisso”.