Strasburgo
(Strasburgo) Il gruppo di Stati contro la corruzione del Consiglio d’Europa (Greco) esprime serie preoccupazioni riguardo alcuni aspetti delle norme sullo statuto di giudici e pubblici ministeri in Romania, sull’organizzazione giudiziaria e sul Consiglio superiore della magistratura recentemente adottate dal Parlamento, nonché sugli emendamenti proposti alla legislazione penale. È quanto emerge dal rapporto sul Paese balcanico pubblicato oggi, a seguito della decisione della plenaria di dicembre 2017 di valutare urgentemente le riforme giudiziarie di Bucarest, perché potrebbero comportare gravi violazioni delle norme anti-corruzione. Anche se alcune delle proposte più controverse non sono state adottate, il Greco esprime preoccupazione per il loro impatto potenziale, compresa la struttura del personale nei tribunali e nelle procure. Secondo gli esperti, l’impatto non è stato valutato in modo appropriato e anche il processo legislativo risulta discutibile. L’appello alla Romania è di abbandonare l’idea della creazione di una speciale sezione del pubblico ministero per le indagini sui reati nel sistema giudiziario.
Il rapporto esamina anche il processo controverso con scopo le dimissioni del capo dell’ufficio della procura specializzata nella lotta contro la corruzione (Dna), iniziato nel febbraio del 2018, richiamando la necessità di ulteriori garanzie nelle procedure delle nomine e delle dimissioni per i capi procuratori da parte del potere esecutivo. Le critiche del Greco riguardano anche le proposte di cambiamenti nel codice penale, che minacciano di contraddire chiaramente alcuni impegni internazionali presi dalla Romania, inclusa la Convenzione civile sulla corruzione.