Anniversario
“La pace, che nella prospettiva della ‘Pacem in terris’ non è mera assenza di guerra, si genera in questo mondo solo se si instaura il dialogo, se si riconosce quella dignità delle persone che genera progetti di giustizia sociale, di equa distribuzione delle ricchezze”. Lo afferma al Sir monsignor Giovanni Ricchiuti, arcivescovo di Altamura-Gravina-Acquaviva delle Fonti e presidente di Pax Christi Italia, in occasione del 55° anniversario della “Pacem in terris”, l’ultima enciclica di Giovanni XXIII, pubblicata l’11 aprile 1963. “Da tempo – osserva il vescovo – tra Siria, Gaza, Congo ci chiediamo come mai questa prospettiva data 55 anni fa da Giovanni XXIII nella ‘Pacem in terris’ trova poca accoglienza”. “C’è una logica – sottolinea mons. Ricchiuti – che resiste testardamente alla strada del dialogo, del negoziato come auspicato anche domenica scorsa da Papa Francesco per la situazione della Siria”. Riferendosi al fatto che “oggi sentiamo notizie piuttosto preoccupanti di raid, di interventi armati”, il presidente di Pax Christi rileva come “è chiaro che siamo un po’ sconcertati, perché non bastano più le parole, le prese di posizione. Nemmeno quelle di un popolo della pace, fatto di credenti e non credenti, che invoca invece la strada dell’abbattimento di prospettive per le quali la guerra risolve le situazioni. Ancora una volta, si insinua la distinzione tra guerra giusta e guerra non giusta. Ma la guerra è sempre follia”. Per questo, “sconcerta, dispiace, rattrista vedere come la prospettiva della ‘Pacem in terris’ resti davvero molto lontana dall’orizzonte di questa umanità”. “Ma questo – assicura mons. Ricchiuti – non scoraggia quanti, come fa Pax Christi da 70 anni, a partire dal Vangelo si impegnano per la costruzione della pace”. “A 55 anni dalla ‘Pacem in terris’ – conclude – l’auspicio è che notizie di speranza come la proposta di un incontro dei vescovi dell’area del Mediterraneo sul tema della pace avanzata dal card. Bassetti, vengano raccolte da chi ha il dovere davanti all’umanità di non passare alla storia per aver innescato guerre ma per essere stati uomini, donne, politici, profeti di pace”.