Seminario
“Aiutare nel superamento del trauma e creare punti di pace durante la guerra, non dopo la guerra”. È l’impegno delle religiose in Siria raccontato, questa mattina, da suor Monique Tarabeh, della Congregazione del Buon Pastore, impegnata a lungo nel Paese. L’occasione è stata il seminario sul tema “Le religiose impegnate in prima linea in zone di conflitto e contro la tratta”, organizzato a Roma dall’Unione internazionale delle superiore generali e dall’ambasciata degli Stati Uniti presso la Santa Sede. Nata a Damasco, la religiosa ha lavorato a lungo con fasce di popolazioni vulnerabili. In particolare, “la nostra esperienza di aiuto umanitario in Siria oggi riguarda donne e bambini”. “Raccontiamo loro che la guerra non è la vita normale che possiamo vivere ogni giorno”. Suor Tarabeh ha riferito episodi di “bambini che vanno a scuola con coltelli come strumenti di difesa”. “Sono servite settimane per convincere un bambino, che aveva visto l’Isis uccidere con questo strumento, che il coltello non era ciò che lo definiva, che le parole sono più potenti”, ha affermato. Un altro episodio riguarda “una donna giunta in una comunità di Damasco durante la notte”. “Dopo 7 mesi di terapia – ha aggiunto – è riuscita a sentire il suono della porta che si apriva e non scappare. Era questo il suo problema”. La suora ha poi spiegato: “Le religiose sono madri e le madri riconoscono i bisogni dei loro figli”. “Bisogna che facciamo sentire la nostra voce in contesti di guerra ma senza esprimere giudizi – ha concluso -. Possiamo essere la voce della speranza per le persone che non hanno voce”.